TAEG errato: una sentenza importante per chi ha sottoscritto un prestito
- Umberto Giovannoni

- 6 giorni fa
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Il Tribunale di Potenza, con sentenza del 17 giugno 2026, ha affrontato un tema molto rilevante per chi ha firmato un contratto di prestito personale: cosa succede se il TAEG indicato nel contratto è diverso da quello realmente applicato dalla banca o dalla finanziaria? [Compass difformità TAEG Tribunale-di-Potenza-17.6.26-Est.-Urga.pdf]
La decisione è importante perché conferma un principio chiaro: nei contratti di credito al consumo, un TAEG errato può comportare la nullità delle clausole relative ai costi e il conseguente ricalcolo del finanziamento secondo il meccanismo previsto dall’art. 125-bis TUB (DECRETO LEGISLATIVO 1 settembre 1993, n. 385 / Capo II / Art. 125-bis.).
Che cos’è il TAEG e perché è così importante
Il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) è l’indicatore che esprime il costo complessivo del credito su base annua. Serve al consumatore per capire quanto costa davvero un finanziamento, considerando non solo gli interessi, ma anche gli altri costi collegati, quando devono essere inclusi per legge (DECRETO LEGISLATIVO 1 settembre 1993, n. 385 / Capo II / Art. 121.)(DECRETO LEGISLATIVO 1 settembre 1993, n. 385 / Capo II / Art. 124.).
La Cassazione ha chiarito che, nel credito al consumo, il TAEG è centrale proprio perché consente al cliente di valutare in modo consapevole l’onerosità del contratto (Sez. Prima Civile, Ordinanza n. 16456 del 13/06/2024). Le disposizioni di Banca d’Italia precisano inoltre quali costi vanno inclusi nel TAEG, compresi i servizi accessori obbligatori per ottenere il credito o per ottenerlo alle condizioni offerte (Trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari; correttezza delle relazioni tra intermediari e clienti).
I fatti della causa
Nel caso esaminato dal Tribunale di Potenza, due consumatori avevano sottoscritto nel 2016 un prestito personale da rimborsare in 84 rate mensili. Contestualmente al finanziamento era stata sottoscritta anche una polizza assicurativa, con premio unico iniziale anticipato, il cui costo veniva di fatto distribuito sulle rate [Compass difformità TAEG Tribunale-di-Potenza-17.6.26-Est.-Urga.pdf].
Gli attori sostenevano che il contratto fosse illegittimo perché il TAEG indicato non corrispondeva a quello reale. Nel corso del giudizio è stata svolta una CTU contabile, che ha accertato una notevole differenza tra il TAEG contrattuale e quello effettivamente applicato [Compass difformità TAEG Tribunale-di-Potenza-17.6.26-Est.-Urga.pdf].
Cosa ha accertato il CTU
Secondo la consulenza tecnica richiamata nella sentenza, il contratto riportava un TAEG dell’11,12%, mentre quello effettivamente applicato risultava:
15,48% includendo il costo assicurativo;
16,13% anche nell’ipotesi di esclusione del costo assicurativo.
Il giudice ha quindi rilevato una discrasia effettiva e non irrisoria tra dato contrattuale e costo reale del finanziamento [Compass difformità TAEG Tribunale-di-Potenza-17.6.26-Est.-Urga.pdf].
Quando la polizza assicurativa entra nel calcolo del TAEG
Uno dei punti più interessanti della sentenza riguarda la polizza assicurativa collegata al prestito.
La normativa prevede che nel costo totale del credito siano inclusi anche i costi relativi a servizi accessori, compresi i premi assicurativi, se la loro sottoscrizione è richiesta per ottenere il credito o per ottenerlo alle condizioni offerte (DECRETO LEGISLATIVO 1 settembre 1993, n. 385 / Capo II / Art. 121.). Anche le disposizioni di trasparenza della Banca d’Italia confermano che i costi dei servizi accessori obbligatori devono essere compresi nel TAEG (Trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari; correttezza delle relazioni tra intermediari e clienti).
Nel provvedimento, il Tribunale richiama inoltre gli indici che possono far ritenere la polizza sostanzialmente necessaria, come:
contestualità tra finanziamento e assicurazione;
durata coincidente;
indennizzo parametrato al debito residuo;
collegamento funzionale con il credito [Compass difformità TAEG Tribunale-di-Potenza-17.6.26-Est.-Urga.pdf](DECRETO LEGISLATIVO 1 settembre 1993, n. 385 / Capo II / Art. 121.).
La decisione del Tribunale: nullità della clausola e ricalcolo ai tassi BOT
Il Tribunale ha affermato che, nei contratti di credito al consumo, l’erronea indicazione del TAEG può determinare la nullità delle clausole relative ai costi posti a carico del consumatore quando tali costi non siano stati inclusi correttamente nel TAEG pubblicizzato nella documentazione precontrattuale (DECRETO LEGISLATIVO 1 settembre 1993, n. 385 / Capo II / Art. 125-bis.).
Questo principio è coerente con l’orientamento della Cassazione, secondo cui la nullità in questione discende dall’art. 125-bis, comma 6, TUB, mentre il successivo comma 7 prevede il meccanismo sostitutivo: il TAEG viene equiparato al tasso nominale minimo dei BOT emessi nei dodici mesi precedenti la conclusione del contratto, e nessun’altra somma è dovuta dal consumatore a titolo di interessi, commissioni o spese (Sez. Prima Civile, Ordinanza n. 16456 del 13/06/2024)(DECRETO LEGISLATIVO 1 settembre 1993, n. 385 / Capo II / Art. 125-bis.).
Nel caso concreto, il CTU ha ricalcolato il rapporto applicando il tasso BOT negativo pari a -0,03%, con imputazione dei pagamenti interamente a capitale, e il giudice ha quindi condannato la banca a restituire ai clienti € 2.612,80 [Compass difformità TAEG Tribunale-di-Potenza-17.6.26-Est.-Urga.pdf].
Perché questa sentenza è importante
Questa decisione è rilevante per almeno tre motivi:
1. Conferma la tutela rafforzata del consumatore
Nel credito al consumo, il TAEG non è un dato secondario: serve a garantire trasparenza e comparabilità delle offerte (Sez. Prima Civile, Ordinanza n. 16456 del 13/06/2024)(DECRETO LEGISLATIVO 1 settembre 1993, n. 385 / Capo II / Art. 125-bis.).
2. Ribadisce che contano i costi reali, non solo quelli dichiarati
Se alcuni costi sono stati esclusi o inseriti male, il consumatore può contestare il contratto sotto il profilo della trasparenza (DECRETO LEGISLATIVO 1 settembre 1993, n. 385 / Capo II / Art. 125-bis.)(DECRETO LEGISLATIVO 1 settembre 1993, n. 385 / Capo II / Art. 121.).
3. Mostra gli effetti economici concreti della violazione
La conseguenza non è soltanto teorica: la banca può essere obbligata a ricalcolare il prestito e a restituire somme già incassate [Compass difformità TAEG Tribunale-di-Potenza-17.6.26-Est.-Urga.pdf](DECRETO LEGISLATIVO 1 settembre 1993, n. 385 / Capo II / Art. 125-bis.).
TAEG errato: vale sempre la nullità?
Occorre fare attenzione: la disciplina cambia a seconda del tipo di contratto.
La Cassazione ha chiarito che, fuori dal credito al consumo, il TAEG ha normalmente una funzione informativa e la sua mancata o errata indicazione non comporta automaticamente la nullità ex art. 117 TUB (Sez. Prima Civile, Ordinanza n. 16456 del 13/06/2024). Diverso è invece il caso dei contratti di credito ai consumatori, dove opera espressamente l’art. 125-bis TUB (Sez. Prima Civile, Ordinanza n. 16456 del 13/06/2024)(DECRETO LEGISLATIVO 1 settembre 1993, n. 385 / Capo II / Art. 125-bis.).
Quindi la sentenza del Tribunale di Potenza non significa che ogni errore nel TAEG comporti sempre le stesse conseguenze, ma conferma che nel credito al consumo la tutela è molto più incisiva.
Cosa può fare chi sospetta un TAEG sbagliato
Chi ha sottoscritto un prestito personale, una cessione del quinto o altro contratto di credito al consumo e sospetta che il TAEG indicato non sia corretto dovrebbe verificare in particolare:
il contratto;
il modulo informativo precontrattuale;
il piano di ammortamento;
l’eventuale presenza di polizze abbinate;
le spese accessorie e commissioni applicate.
La verifica serve a capire se tutti i costi rilevanti siano stati effettivamente considerati nel TAEG secondo la normativa applicabile (Trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari; correttezza delle relazioni tra intermediari e clienti)(DECRETO LEGISLATIVO 1 settembre 1993, n. 385 / Capo II / Art. 125-bis.)(DECRETO LEGISLATIVO 1 settembre 1993, n. 385 / Capo II / Art. 121.)(DECRETO LEGISLATIVO 1 settembre 1993, n. 385 / Capo II / Art. 124.).
Conclusioni
La sentenza del Tribunale di Potenza del 17 giugno 2026 conferma un messaggio molto chiaro: se nel credito al consumo il TAEG è indicato in modo errato, il consumatore può ottenere una tutela concreta. Nel caso esaminato, il giudice ha riconosciuto la nullità della clausola relativa ai costi, disposto il ricalcolo ai tassi BOT e condannato la banca alla restituzione di quanto percepito in eccesso [Compass difformità TAEG Tribunale-di-Potenza-17.6.26-Est.-Urga.pdf](DECRETO LEGISLATIVO 1 settembre 1993, n. 385 / Capo II / Art. 125-bis.).
Per chi ha sottoscritto un finanziamento, questa decisione rappresenta un precedente molto utile per comprendere quanto sia importante la trasparenza del costo del credito.
FAQ
Un TAEG errato rende nullo tutto il contratto?
No. L’art. 125-bis TUB prevede la nullità delle clausole relative ai costi non correttamente inclusi nel TAEG, ma non dell’intero contratto (DECRETO LEGISLATIVO 1 settembre 1993, n. 385 / Capo II / Art. 125-bis.).
La polizza assicurativa va sempre inclusa nel TAEG?
Non sempre. Va inclusa quando è necessaria per ottenere il credito o per ottenerlo alle condizioni offerte (DECRETO LEGISLATIVO 1 settembre 1993, n. 385 / Capo II / Art. 121.)(Trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari; correttezza delle relazioni tra intermediari e clienti).
Questa regola vale per tutti i finanziamenti?
La tutela più forte descritta in questa sentenza riguarda il credito al consumo (Sez. Prima Civile, Ordinanza n. 16456 del 13/06/2024)(DECRETO LEGISLATIVO 1 settembre 1993, n. 385 / Capo II / Art. 125-bis.).
In questa causa quanto hanno ottenuto i consumatori?
Il Tribunale ha condannato la banca a restituire € 2.612,80 [Compass difformità TAEG Tribunale-di-Potenza-17.6.26-Est.-Urga.pdf].
























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