Cellulare e malattia professionale: distinguere sentenza ed evidenze

Aggiornamento: 24 ott
Aggiornamento: 24 ottobre 2026.
Quadro aggiornato al 2026
Il caso di Ivrea è una decisione su una specifica esposizione lavorativa e non una dimostrazione scientifica generale che i cellulari causino tumori. Le evidenze epidemiologiche vanno tenute distinte dall’accertamento giudiziario individuale. Per una domanda INAIL servono diagnosi, storia professionale e ricostruzione dell’esposizione, con valutazione specialistica. Fonti scientifiche: Istituto superiore di sanità, materiali su telefoni cellulari e tumori.
Contributo originario e precedenti
Il testo che segue conserva il contributo pubblicato in precedenza. Gli orientamenti e i riferimenti temporali vanno letti alla luce delle precisazioni aggiornate riportate sopra.
Nella fattispecie, il giudice del lavoro del tribunale di Ivrea, Luca Fadda, ha riconosciuto che il tumore (benigno ma invalidante) contratto dall'uomo, dipendente di una grande azienda italiana, è stato originato dall'uso scorretto del telefonino, utilizzato per più di tre ore al giorno per 15 anni, condannando dunque l'Inail a corrispondergli una rendita vitalizia da malattia professionale.
La sentenza, prima in Italia emessa da un tribunale di primo grado, non è l'unica sul tema. Già nel 2012, la Cassazione (cfr. sentenza n. 17438/2012) aveva ritenuto sussistere una "ragionevole certezza" nell'esistenza di un legame tra l'uso intenso del cellulare e lo sviluppo di una malattia come il tumore.
Assistenza dello Studio
Lo Studio Legale Giovannoni & Bettella di Padova esamina i documenti e valuta le iniziative utili nel caso concreto. Per un colloquio puoi contattarci tramite il modulo oppure telefonare allo 049 725117.























Commenti