Vecchie notizie giudiziarie su Google: quando si può chiedere la rimozione?

Un articolo pubblicato molti anni fa su un’indagine o un processo compare ancora quando qualcuno cerca il tuo nome su Google. Anche se la vicenda è cambiata o si è conclusa, quella notizia può continuare a influire sulla reputazione personale e professionale. È possibile intervenire, ma non esiste un diritto automatico a cancellare ogni notizia sgradita.
La Cassazione, con l’ordinanza n. 31859 dell’11 dicembre 2024, ricorda quanto sia importante bilanciare il diritto all’informazione e la tutela dei dati personali. La decisione riguarda un ricorso respinto: non è una pronuncia che ordina la cancellazione delle notizie.
Per valutare una richiesta di tutela della reputazione online, lo Studio Legale Giovannoni & Bettella di Padova può esaminare gli articoli, la loro reperibilità e gli sviluppi documentati della vicenda.
Indice
Che cos’è il diritto all’oblio
Che cosa ha deciso la Cassazione
Cancellazione, aggiornamento e deindicizzazione
Quali documenti servono
Domande frequenti
Conclusioni
1. Che cos’è il diritto all’oblio
Il diritto all’oblio tutela, in determinate condizioni, la persona dalla persistente diffusione di informazioni personali non più necessarie o non adeguatamente aggiornate. L’art. 17 del Regolamento UE 2016/679 (GDPR) disciplina il diritto alla cancellazione dei dati; l’art. 5 richiede, fra l’altro, esattezza e aggiornamento quando necessari. Ma la libertà di espressione e di informazione può giustificare la conservazione di notizie di interesse pubblico.
Il trascorrere del tempo conta, ma non basta da solo. Occorre considerare il contenuto dell’articolo, la rilevanza pubblica, l’evoluzione dei fatti e le modalità con cui la notizia è accessibile.
2. Che cosa ha deciso la Cassazione
Il caso: articoli del 2013 e successiva assoluzione
Una persona aveva contestato la permanenza online e l’indicizzazione di articoli relativi a una vicenda penale iniziata nel 2013. Chiedeva la rimozione, in subordine la deindicizzazione o l’anonimizzazione, oltre al risarcimento del danno. Nel 2021 era intervenuta una sentenza di assoluzione.
Il Tribunale di Roma aveva ordinato a una testata la deindicizzazione di un articolo, respingendo le domande risarcitorie e le ulteriori richieste verso gli altri convenuti. L’interessato aveva proposto ricorso per cassazione.
Il rigetto del ricorso: che cosa significa davvero
Con ordinanza n. 31859/2024, la Terza Sezione civile della Cassazione ha rigettato il ricorso: sette motivi sono stati giudicati inammissibili, l’ottavo infondato. In particolare, la Corte ha rilevato la genericità della censura relativa all’aggiornamento degli articoli prima dell’assoluzione: il ricorrente non aveva indicato concretamente quale aggiornamento fosse allora necessario.
La Corte ha anche considerato inammissibili censure che miravano, in sostanza, a rimettere in discussione valutazioni di fatto del Tribunale. Non ha quindi fissato una regola generale secondo cui soltanto una sentenza di assoluzione permette di esercitare il diritto all’oblio.
3. Cancellazione, aggiornamento e deindicizzazione: non sono la stessa cosa
Cancellazione dell’articolo
La cancellazione elimina il contenuto dalla fonte. Può essere richiesta in presenza dei presupposti di legge, ma deve essere valutata alla luce dell’interesse pubblico all’informazione e delle eccezioni previste dal GDPR.
Aggiornamento o rettifica
Se un articolo racconta soltanto l’avvio di un’indagine e non dà conto di sviluppi successivi rilevanti, può essere necessario valutare una richiesta di aggiornamento o rettifica, documentando quali informazioni mancano o sono inesatte.
Deindicizzazione dai motori di ricerca
La deindicizzazione mira a impedire che determinati risultati compaiano nelle ricerche associate al nome della persona, senza necessariamente cancellare l’articolo dall’archivio della testata. Le richieste al motore di ricerca e all’editore hanno destinatari e presupposti che devono essere distinti.
La scelta della richiesta più appropriata dipende dai documenti disponibili e dalla situazione concreta. Lo Studio può valutare se sia utile rivolgersi all’editore, al motore di ricerca o considerare altri rimedi previsti dalla normativa.
4. Quali documenti servono per valutare il caso
Link e copie degli articoli contestati, con data di pubblicazione e aggiornamenti.
Schermate delle ricerche effettuate con il nome, con data e parole utilizzate.
Provvedimenti giudiziari e documenti che dimostrino gli sviluppi della vicenda.
Richieste già inviate a editori o motori di ricerca e relative risposte.
Elementi concreti sull’eventuale pregiudizio lamentato, se si valuta anche un risarcimento.
È importante distinguere il disagio provocato da una notizia dalla prova dei presupposti per ottenerne la rimozione o il risarcimento. Un’istanza precisa e documentata è preferibile a una richiesta generica di “cancellare tutto”.
5. Domande frequenti
Se sono stato assolto, gli articoli devono sparire da Google?
Non automaticamente. L’assoluzione è un elemento importante, ma occorre valutare l’interesse pubblico, il contenuto delle notizie e il tipo di intervento richiesto.
Posso chiedere che un vecchio articolo venga aggiornato?
Sì, quando vi sono informazioni inesatte o sviluppi rilevanti da rappresentare correttamente, la richiesta può essere valutata e deve essere specifica.
Deindicizzare significa cancellare l’articolo?
No. La deindicizzazione limita la reperibilità attraverso determinate ricerche, mentre il contenuto può rimanere nell’archivio online.
Posso ottenere anche un risarcimento?
È possibile domandarlo quando ricorrono i presupposti di legge e vi sono elementi adeguati a provare il danno e il nesso causale. Non discende automaticamente dalla presenza online di una notizia.
6. Conclusioni
Le notizie giudiziarie online non sono destinate necessariamente a rimanere reperibili nelle stesse forme per sempre. Tuttavia, il diritto all’oblio richiede un bilanciamento con il diritto di cronaca e una valutazione attenta dei fatti e delle prove.
Per esaminare una notizia che continua a comparire online e individuare le iniziative eventualmente praticabili, è possibile contattare lo Studio Legale Giovannoni & Bettella di Padova.
Riferimenti essenziali
Cass. civ., Sez. III, ordinanza 11 dicembre 2024, n. 31859 (udienza 30 settembre 2024); Regolamento UE 2016/679, artt. 5, 16, 17, 21 e 82; art. 21 Cost.; d.lgs. 196/2003, art. 152.























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