Separazione consensuale: come funziona, tempi, costi e cosa sapere prima di firmare
- Umberto Giovannoni

- 2 ore fa
- Tempo di lettura: 11 min

Quando marito e moglie decidono di separarsi e riescono a trovare un accordo, la separazione consensuale è normalmente il modo più semplice per regolare la fine della convivenza matrimoniale.
Ma “consensuale” non significa necessariamente “facile”.
È possibile essere perfettamente d'accordo sulla decisione di separarsi e avere ancora molti aspetti da definire: figli, casa familiare, assegno di mantenimento, mutuo, conti correnti, spese straordinarie e patrimonio.
Sono proprio queste condizioni a incidere maggiormente sulla vita della famiglia negli anni successivi.
Per questo motivo, prima di firmare un accordo, è importante capire non soltanto come funziona la separazione consensuale, ma soprattutto quali conseguenze avrà ciò che si sta concordando.
In questa guida vediamo, con un linguaggio semplice, come funziona oggi la separazione consensuale, quali sono le possibili procedure e quali aspetti è opportuno valutare prima di prendere una decisione definitiva.
Indice
Che cos'è la separazione consensuale
Differenza tra separazione consensuale e giudiziale
Quando è possibile separarsi consensualmente
Come si fa una separazione consensuale
Separazione consensuale in Tribunale
Negoziazione assistita
Separazione davanti al Comune
Separazione consensuale con figli
Affidamento e tempi di permanenza con i genitori
Assegno di mantenimento dei figli
Mantenimento del coniuge
Casa familiare
Mutuo dopo la separazione
Conti correnti e patrimonio
Documenti necessari
Quanto tempo occorre
Quanto costa
Quando si può chiedere il divorzio
Separazione e divorzio possono essere chiesti insieme?
Si possono modificare successivamente le condizioni?
Gli errori da evitare
FAQ
La separazione consensuale è la separazione nella quale entrambi i coniugi sono d'accordo non soltanto sulla decisione di separarsi, ma anche sulle condizioni che disciplineranno i loro rapporti successivi.
L'accordo può riguardare, ad esempio:
l'affidamento dei figli;
la loro residenza abituale;
i tempi di permanenza con ciascun genitore;
il mantenimento dei figli;
le spese straordinarie;
l'eventuale assegno in favore di uno dei coniugi;
l'utilizzo della casa familiare;
il pagamento del mutuo;
alcuni rapporti economici e patrimoniali.
La separazione non scioglie il matrimonio.
I coniugi restano quindi sposati, anche se cessano alcuni degli obblighi tipici della vita matrimoniale e viene meno la comunione legale dei beni nei termini previsti dalla legge.
Per ottenere lo scioglimento definitivo del matrimonio sarà successivamente necessario il divorzio.
Qual è la differenza tra separazione consensuale e separazione giudiziale?
La differenza principale è molto semplice.
Separazione consensuale
I coniugi raggiungono un accordo sulle condizioni della separazione e presentano una richiesta congiunta oppure utilizzano, quando ne ricorrono i presupposti, una delle procedure alternative previste dalla legge.
Separazione giudiziale
Uno dei coniugi vuole separarsi ma manca un accordo, totale o parziale, sulle condizioni.
In questo caso sarà il giudice a decidere sulle questioni controverse.
È importante ricordare un principio: nessuno può essere obbligato a rimanere sposato perché l'altro coniuge non vuole separarsi.
Il consenso dell'altro coniuge serve per procedere consensualmente, non per ottenere in assoluto la separazione.
Quando è possibile una separazione consensuale?
La separazione consensuale è possibile quando i coniugi riescono a raggiungere un accordo sufficientemente completo sulle conseguenze della separazione.
Non significa necessariamente che l'accordo esista già quando ci si rivolge all'avvocato.
È frequente che i coniugi siano d'accordo sulla decisione di separarsi, ma che debbano ancora trovare una soluzione su alcune questioni.
Per esempio:
“Chi rimarrà nella casa?”
“Quanto dovrò versare per i figli?”
“Come divideremo le spese scolastiche e mediche?”
“Chi continuerà a pagare il mutuo?”
“Cosa succede al conto corrente cointestato?”
“Come organizzeremo le vacanze dei figli?”
Il lavoro necessario per arrivare a una separazione consensuale consiste spesso proprio nel trasformare un'intesa generale in regole chiare e concretamente applicabili.
Come si fa una separazione consensuale?
Oggi non esiste un'unica procedura.
A seconda della situazione familiare, i coniugi possono valutare principalmente:
1. Ricorso congiunto in Tribunale
È la procedura giudiziale consensuale.
2. Negoziazione assistita dagli avvocati
Consente di raggiungere la separazione attraverso un accordo concluso con l'assistenza degli avvocati, senza instaurare l'ordinario procedimento davanti al Tribunale.
3. Accordo davanti all'ufficiale di stato civile
È possibile soltanto quando ricorrono precise condizioni stabilite dalla legge.
La soluzione migliore dipende quindi dalla situazione concreta.
Separazione consensuale in Tribunale: come funziona?
Con la riforma del processo della famiglia, il procedimento su domanda congiunta è disciplinato dall'art. 473-bis.51 del codice di procedura civile.
I coniugi presentano al Tribunale un ricorso contenente le condizioni concordate.
Nel ricorso vengono indicate, tra le altre cose, le informazioni relative alla famiglia, ai figli e alle condizioni economiche concordate.
Se vi sono figli, l'accordo deve tutelare adeguatamente il loro interesse.
Il procedimento consensuale è profondamente diverso da una causa nella quale marito e moglie discutono davanti al giudice sulle condizioni della separazione.
L'obiettivo è infatti sottoporre al Tribunale un assetto già condiviso.
Possiamo avere lo stesso avvocato?
Nella separazione consensuale davanti al Tribunale i coniugi possono, ricorrendone le condizioni, essere assistiti anche dallo stesso avvocato.
Questa soluzione può essere appropriata quando esiste una reale convergenza di interessi e non vi sono situazioni che rendano opportuno che ciascun coniuge disponga di una propria assistenza indipendente.
Quando invece esistono interessi economici rilevanti, tensioni, differenze informative o posizioni ancora distanti, può essere preferibile che ciascuno sia assistito da un proprio professionista.
Nella negoziazione assistita, invece, ciascuna parte è assistita dal proprio avvocato.
Separazione consensuale tramite negoziazione assistita
La negoziazione assistita consente ai coniugi di raggiungere una separazione consensuale attraverso un accordo predisposto con l'assistenza degli avvocati.
Può essere utilizzata anche quando vi sono figli minori, figli maggiorenni non economicamente autosufficienti, incapaci o con disabilità grave.
Quando sono presenti figli appartenenti a queste categorie, l'accordo viene sottoposto al Pubblico Ministero, che verifica che le condizioni siano rispondenti al loro interesse.
La negoziazione assistita può risultare particolarmente utile quando si vuole costruire un accordo attraverso il confronto tra i rispettivi avvocati evitando, ove possibile, un contenzioso.
Si può fare la separazione consensuale in Comune?
In alcuni casi sì.
La legge consente ai coniugi di concludere un accordo davanti all'ufficiale dello stato civile del Comune competente.
È però una procedura utilizzabile soltanto in determinate situazioni.
In particolare, non può essere utilizzata quando vi sono:
figli minori;
figli maggiorenni incapaci;
figli con disabilità grave nei casi previsti dalla legge;
figli maggiorenni economicamente non autosufficienti.
Inoltre l'accordo davanti all'ufficiale dello stato civile non può contenere patti di trasferimento patrimoniale.
Non è quindi sufficiente chiedersi quale procedura sia più veloce: occorre verificare quale sia compatibile con le effettive esigenze della famiglia.
Separazione consensuale con figli: cosa bisogna decidere?
Quando ci sono figli, il centro dell'accordo non dovrebbe essere semplicemente la divisione del tempo tra madre e padre.
Occorre costruire un'organizzazione che consenta ai figli di mantenere, per quanto possibile, un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori.
Tra le questioni da disciplinare vi sono generalmente:
affidamento;
residenza abituale;
giorni e orari di permanenza presso ciascun genitore;
fine settimana;
vacanze scolastiche;
Natale e altre festività;
vacanze estive;
accompagnamenti;
scuola;
attività sportive;
cure mediche;
mantenimento;
spese straordinarie.
Una formulazione troppo generica può sembrare conveniente al momento della separazione ma diventare successivamente fonte di continue discussioni.
No.
È uno degli equivoci più frequenti.
Affidamento condiviso non significa automaticamente divisione del tempo al 50%.
L'affidamento riguarda soprattutto l'esercizio della responsabilità genitoriale e la partecipazione di entrambi i genitori alle decisioni importanti per i figli.
I tempi di permanenza vengono invece organizzati tenendo conto della situazione concreta e dell'interesse dei figli.
Età, scuola, distanza tra le abitazioni, impegni lavorativi e organizzazione quotidiana possono incidere sulla soluzione più appropriata.
Non esiste una tariffa fissa valida per tutte le famiglie.
Per determinare il contributo al mantenimento devono essere considerate diverse circostanze, tra cui:
esigenze attuali dei figli;
tenore di vita goduto durante la convivenza;
tempi di permanenza presso ciascun genitore;
risorse economiche di entrambi;
valore economico dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.
Limitarsi a concordare una cifra senza analizzare questi elementi può portare a un accordo poco equilibrato o difficilmente sostenibile nel tempo.
Oltre al mantenimento ordinario occorre prestare particolare attenzione alle spese straordinarie per i figli.
Possono riguardare, ad esempio, determinate spese:
mediche;
scolastiche;
sportive;
universitarie;
extrascolastiche.
È opportuno che l'accordo chiarisca sia la percentuale a carico di ciascun genitore sia, per quanto possibile, quali spese richiedano un preventivo accordo e quali possano essere sostenute autonomamente.
Non automaticamente.
La separazione consensuale può prevedere un assegno in favore di uno dei coniugi quando ne ricorrono i presupposti e le parti raggiungono un accordo sul punto.
Devono essere esaminate le rispettive condizioni economiche e l'assetto complessivo della famiglia.
Prima di rinunciare a un assegno oppure di assumere l'obbligo di versarlo per un tempo potenzialmente lungo è consigliabile comprendere bene le conseguenze dell'accordo.
È importante distinguere due concetti:
proprietà della casa e assegnazione della casa familiare.
Non sono la stessa cosa.
Un immobile può essere di proprietà di un coniuge ma essere assegnato, in presenza dei relativi presupposti, all'altro.
L'assegnazione della casa familiare è strettamente collegata alla tutela dei figli e non rappresenta semplicemente un modo per riequilibrare economicamente i rapporti tra i coniugi.
In presenza di immobili, prima della separazione è quindi opportuno verificare:
chi ne sia proprietario;
il regime patrimoniale dei coniugi;
l'esistenza di mutui;
eventuali cointestazioni;
l'effetto delle condizioni concordate.
La separazione e l'assegnazione della casa non modificano automaticamente il contratto di mutuo sottoscritto con la banca.
Se entrambi i coniugi sono debitori nei confronti dell'istituto di credito, un accordo interno secondo il quale uno solo continuerà a pagare non libera automaticamente l'altro verso la banca.
Questo è un punto particolarmente importante.
Occorre distinguere:
gli accordi tra marito e moglie;
gli obblighi che ciascuno ha assunto nei confronti della banca.
Sono due rapporti giuridici diversi.
La separazione non divide automaticamente il denaro presente su un conto corrente.
La possibilità di effettuare operazioni sul conto e la proprietà effettiva delle somme non coincidono necessariamente.
Quando sul conto sono presenti importi significativi può essere necessario verificare:
da chi provengono le somme;
il regime patrimoniale della famiglia;
eventuali bonifici o versamenti;
investimenti collegati;
prelievi effettuati prima della separazione.
È uno dei motivi per cui, quando esiste un patrimonio rilevante, è opportuno affrontare l'aspetto economico prima della firma dell'accordo.
La situazione richiede particolare attenzione.
Quote societarie, aziende, utili, finanziamenti dei soci, garanzie personali e beni utilizzati nell'attività imprenditoriale possono rendere la situazione patrimoniale molto più complessa rispetto a quella di una famiglia composta esclusivamente da lavoratori dipendenti.
La separazione non comporta automaticamente la divisione di un'impresa o di una società, ma il valore e la struttura del patrimonio possono assumere rilievo nella definizione dei rapporti economici.
Quali documenti servono per la separazione consensuale?
La documentazione può variare in base al procedimento utilizzato e alla situazione familiare.
Normalmente possono essere necessari:
estratto dell'atto di matrimonio;
certificazioni anagrafiche;
documenti relativi ai figli;
dichiarazioni dei redditi;
documentazione relativa agli immobili;
documentazione del mutuo;
elementi relativi ad altri rapporti economici rilevanti.
Quando vi sono patrimoni importanti, società o situazioni finanziarie più articolate può essere opportuno raccogliere ulteriore documentazione prima di definire le condizioni.
Quanto tempo ci vuole per una separazione consensuale?
Non esiste un tempo uguale per tutti.
La durata dipende da diversi fattori:
procedura scelta;
complessità della famiglia;
presenza di figli;
questioni patrimoniali;
rapidità con cui viene raggiunto l'accordo;
tempi dell'ufficio competente.
Quando le parti hanno già raggiunto un accordo completo, una separazione consensuale è normalmente molto più semplice di un procedimento giudiziale contenzioso.
Ma la velocità non dovrebbe essere l'unico obiettivo.
Un accordo fatto bene oggi può evitare anni di controversie domani.
Quanto costa una separazione consensuale?
Anche il costo dipende dalla situazione.
Occorre distinguere tra:
costi della procedura;
eventuale contributo unificato;
compenso dell'avvocato;
complessità dell'attività necessaria per raggiungere l'accordo.
Nel procedimento congiunto davanti al Tribunale il contributo unificato previsto è attualmente di 43 euro, salvo successive modifiche normative.
Il compenso professionale può invece variare in funzione della complessità dell'incarico.
Una separazione con due coniugi già completamente d'accordo su tutto è evidentemente diversa da una separazione nella quale occorra negoziare casa, figli, mantenimento e rapporti patrimoniali.
Dopo quanto tempo dalla separazione consensuale si può divorziare?
Nella separazione consensuale il termine previsto per poter chiedere il divorzio è, in via generale, di sei mesi, purché la separazione si sia protratta ininterrottamente.
È il cosiddetto “divorzio breve”.
Il termine deve essere calcolato secondo le regole applicabili alla procedura concretamente utilizzata.
Possiamo chiedere insieme separazione e divorzio?
Questa è una delle novità più interessanti del nuovo rito della famiglia.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28727 del 16 ottobre 2023, ha stabilito che nel procedimento previsto dall'art. 473-bis.51 c.p.c. è ammissibile presentare un ricorso congiunto contenente sia la domanda di separazione sia quella di divorzio.
Naturalmente il divorzio potrà essere pronunciato soltanto quando saranno maturati i presupposti previsti dalla legge.
Questa possibilità può risultare utile in alcune situazioni perché consente di programmare sin dall'inizio l'intero percorso.
Non significa però che sia automaticamente la soluzione migliore per ogni coppia.
La scelta va valutata caso per caso.
Possiamo cambiare idea dopo aver firmato?
Occorre distinguere.
Prima che la procedura sia definitivamente conclusa possono presentarsi situazioni differenti a seconda del percorso utilizzato.
Dopo la separazione, invece, le condizioni possono essere modificate quando intervengano circostanze che giustificano una revisione.
Può accadere, per esempio, se:
uno dei genitori perde il lavoro;
aumenta o diminuisce significativamente il reddito;
cambiano le esigenze dei figli;
un figlio diventa economicamente autonomo;
cambia stabilmente l'organizzazione familiare;
si verificano altre circostanze rilevanti.
Le condizioni di separazione non devono quindi essere considerate necessariamente immutabili per sempre.
Gli errori più frequenti nella separazione consensuale
Firmare pensando soltanto a “fare presto”
La rapidità è positiva, ma non quando si traduce in condizioni poco chiare.
Lasciare vaghe le regole sui figli
Espressioni generiche possono generare conflitti su vacanze, orari, scuola e attività.
Non chiarire le spese straordinarie
È una delle fonti più frequenti di discussione successiva.
Confondere casa familiare e proprietà
L'assegnazione dell'abitazione non equivale automaticamente a un trasferimento della proprietà.
Pensare che l'accordo sul mutuo vincoli la banca
Gli accordi tra coniugi non modificano automaticamente il rapporto contrattuale con l'istituto di credito.
Trascurare conti e patrimonio
In presenza di risparmi, immobili, investimenti o aziende, firmare senza una preventiva ricostruzione può avere conseguenze importanti.
Accettare condizioni che non si potranno rispettare
Un accordo dovrebbe essere sostenibile anche nel medio e lungo periodo.
FAQ SEO sulla separazione consensuale
Quanto dura una separazione consensuale?
Dipende dalla procedura scelta, dalla complessità della situazione e dai tempi dell'ufficio competente. Quando l'accordo è completo, il procedimento è normalmente più rapido di una separazione giudiziale.
È obbligatorio l'avvocato per la separazione consensuale?
Per il ricorso congiunto davanti al Tribunale è necessaria l'assistenza legale. Esistono inoltre procedure alternative, come la negoziazione assistita e, nei casi previsti dalla legge, l'accordo davanti all'ufficiale dello stato civile.
Possiamo avere un solo avvocato?
Nel ricorso consensuale davanti al Tribunale può essere possibile essere assistiti dallo stesso avvocato. Nella negoziazione assistita ciascun coniuge è invece assistito dal proprio avvocato.
Se mio marito o mia moglie cambia idea devo restare sposato?
No. Se non è più possibile procedere consensualmente, resta possibile chiedere la separazione giudiziale.
Quanto tempo bisogna aspettare per il divorzio?
In caso di separazione consensuale, in via generale il termine è di sei mesi, purché la separazione sia rimasta ininterrotta.
Con la separazione consensuale chi resta nella casa?
Dipende dalla situazione concreta. In presenza di figli, l'assegnazione della casa familiare viene valutata principalmente in funzione del loro interesse e non coincide necessariamente con la proprietà dell'immobile.
Il genitore che ha i figli con sé ha sempre diritto alla casa?
No. Non esiste un automatismo assoluto. Devono essere valutate le condizioni concrete della famiglia e la funzione della casa familiare rispetto ai figli.
Se la casa viene assegnata a mia moglie o a mio marito devo continuare a pagare il mutuo?
L'assegnazione della casa non modifica automaticamente gli obblighi derivanti dal contratto di mutuo. Occorre verificare chi ha sottoscritto il finanziamento e gli accordi eventualmente raggiunti tra i coniugi.
Come si calcola il mantenimento dei figli?
Non esiste una cifra fissa. Si considerano le esigenze dei figli, le condizioni economiche dei genitori, i tempi di permanenza presso ciascuno e gli altri criteri stabiliti dalla legge.
Le condizioni della separazione si possono modificare?
Sì, quando intervengono circostanze nuove e rilevanti che giustifichino la modifica.
Si può fare separazione e divorzio con un unico ricorso?
Sì. La Cassazione ha riconosciuto l'ammissibilità della domanda congiunta e cumulata di separazione e divorzio nell'ambito del procedimento previsto dall'art. 473-bis.51 c.p.c., fermo restando che il divorzio potrà essere pronunciato solo quando ne saranno maturati i presupposti.
Conclusioni
La separazione consensuale può consentire ai coniugi di affrontare la fine del matrimonio in maniera meno conflittuale e più rapida.
La vera differenza, però, non la fa soltanto il tipo di procedura.
La fa la qualità dell'accordo.
Figli, casa, mantenimento, mutuo, spese e patrimonio devono essere regolati pensando non soltanto alla situazione di oggi, ma anche a ciò che potrà accadere negli anni successivi.
Un accordo chiaro e costruito sulla situazione reale della famiglia può ridurre notevolmente il rischio di nuovi conflitti.
CHIEDI UNA CONSULENZA
State valutando una separazione consensuale?
Lo Studio Legale Giovannoni & Bettella di Padova assiste i coniugi nelle procedure di separazione e divorzio, dalla valutazione iniziale alla predisposizione dell'accordo, con particolare attenzione ai figli e agli aspetti economici e patrimoniali.
È possibile richiedere una consulenza preliminare per comprendere quale procedura sia più adatta alla vostra situazione e quali condizioni sia opportuno definire prima di sottoscrivere l'accordo.






















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