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Consulenza tecnica preventiva bancaria: quando è ammissibile

Vittoria Fusi
12 ott 2017
Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 24 ott


Aggiornamento: 24 ottobre 2026.


La consulenza tecnica preventiva prevista dall’art. 696-bis c.p.c. può aiutare a chiarire gli aspetti contabili di una controversia bancaria e favorire un accordo. L’ammissione richiede però una domanda concreta e un’indagine tecnicamente utile: non basta chiedere al consulente di cercare qualsiasi possibile irregolarità.


A cosa serve la consulenza preventiva


Il procedimento consente un accertamento tecnico prima del giudizio di merito, senza il requisito dell’urgenza proprio dell’accertamento tecnico preventivo ex art. 696 c.p.c. Il consulente tenta la conciliazione; se l’accordo non riesce, la relazione può essere acquisita nel successivo giudizio secondo la legge. La consulenza non equivale a una sentenza sul credito.


Le contestazioni della banca impediscono sempre l’ammissione?


No: la sola esistenza di un contrasto non rende automaticamente inutile lo strumento. Occorre valutare se l’indagine tecnica possa chiarire i fatti e favorire la composizione. Quando la lite dipende essenzialmente da questioni giuridiche che la consulenza non può risolvere, o manca una base documentale adeguata, l’ammissibilità può risultare problematica.


L’articolo originario descriveva orientamenti di merito differenti. Quel contrasto non giustifica oggi né una promessa di ammissione in ogni causa bancaria né una preclusione generale quando sia contestata anche l’esistenza del diritto.


Che cosa hanno deciso le sentenze costituzionali del 2023


La sentenza n. 222/2023 ha esteso l’ambito dell’art. 696-bis ai crediti derivanti anche da altri atti o fatti idonei a produrre obbligazioni in conformità dell’ordinamento. La sentenza n. 202/2023 ha riconosciuto il reclamo contro il rigetto del ricorso, anche per ragioni di inammissibilità. Sono sviluppi da considerare nella scelta della strategia processuale.


Quali documenti occorrono


Contratti, condizioni economiche, estratti conto, piani di ammortamento e comunicazioni della banca devono essere raccolti per il periodo oggetto di verifica. Il ricorso deve indicare le contestazioni e formulare un quesito coerente. Un calcolo di parte può orientare l’analisi, ma non sostituisce i documenti e non rende fondato ogni addebito.


Il consulente può decidere la validità delle clausole?


Le questioni di diritto spettano al giudice. Al consulente compete l’accertamento tecnico nei limiti del quesito, eventualmente attraverso conteggi alternativi basati su criteri indicati. L’indagine non può essere utilizzata per colmare indistintamente omissioni nell’allegazione dei fatti costitutivi della domanda.


Prima del ricorso vanno confrontati costi, utilità della perizia e possibili percorsi alternativi, compresi reclamo, ABF e mediazione quando applicabili. L’avvio della consulenza non sospende automaticamente rate, segnalazioni o iniziative esecutive.


Fonti




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