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Assegno divorzile e rifiuto di lavorare: valutazione concreta

Immagine del redattore: Umberto Giovannoni
Umberto Giovannoni
3 nov 2017
Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 24 ott

Aggiornamento: 24 ottobre 2026.


Quadro aggiornato al 2026


La capacità lavorativa va valutata in concreto: età, qualifiche, salute, mercato e storia familiare sono elementi rilevanti. Un’astratta possibilità di impiego non prova da sola l’assenza dei presupposti dell’assegno.


Resta necessario considerare anche la funzione compensativa legata ai contributi e ai sacrifici durante il matrimonio. Un rifiuto documentato può assumere rilievo, ma non va trasformato in una regola automatica per tutte le situazioni. Fonte: Cassazione, Sezioni Unite, n. 18287/2018.


Contributo originario e precedenti

Il testo che segue conserva il contributo pubblicato in precedenza. Gli orientamenti e i riferimenti temporali vanno letti alla luce delle precisazioni aggiornate riportate sopra.

L’ex coniuge che non cerca lavoro o rifiuta un’offerta perde automaticamente il diritto all’assegno divorzile? No. La capacità di procurarsi un reddito è un elemento importante, ma va valutata in concreto, insieme agli altri criteri previsti dalla legge e dalla giurisprudenza.

Il tema era stato affrontato dalla Cassazione con l’ordinanza n. 25697/2017, commentata nell’articolo originariamente pubblicato il 3 novembre 2017. Il titolo di allora poteva far pensare a una revoca automatica: la decisione, invece, richiedeva un nuovo esame delle circostanze.

Che cosa aveva deciso la Cassazione nel 2017

La controversia riguardava la richiesta di riduzione dell’assegno divorzile formulata da un ex marito, che lamentava la mancata considerazione dell’inerzia dell’ex moglie nella ricerca di un’occupazione e del presunto rifiuto di una concreta opportunità lavorativa. Nel giudizio erano coinvolte anche questioni relative al mantenimento dei figli.

Con l’ordinanza n. 25697/2017 la Cassazione ha ritenuto necessario un nuovo apprezzamento da parte del giudice di merito, affinché fossero valutate le circostanze dedotte, se provate, in relazione alle effettive possibilità lavorative dell’ex coniuge. Non ha stabilito che ogni rifiuto di lavoro comporti necessariamente la soppressione dell’assegno.

La capacità lavorativa deve essere effettiva, non soltanto teorica

La possibilità di svolgere un’attività retribuita non può essere desunta in modo automatico dalla sola età o dall’astratta idoneità al lavoro. Devono essere considerati la formazione, l’esperienza professionale, lo stato di salute, le condizioni del mercato del lavoro e le concrete opportunità accessibili.

Anche il rifiuto di un’offerta va valutato nel suo contesto: è rilevante comprendere se l’impiego fosse effettivamente disponibile, compatibile con le condizioni personali e ragionevolmente idoneo a produrre un reddito.

Il ruolo dell’età dei figli e dei carichi familiari

Nella vicenda esaminata nel 2017 era stata richiamata anche l’età dei figli, ormai cresciuti, quale elemento da considerare nella valutazione degli impegni di cura. Questo dato non comporta però che la fine della fase di accudimento intenso renda automaticamente occupabile il genitore che abbia trascorso molti anni fuori dal mercato del lavoro.

Occorre verificare la concreta situazione lavorativa e l’eventuale impatto delle scelte familiari sulla carriera professionale.

Cosa hanno chiarito le Sezioni Unite nel 2018

La sentenza n. 18287/2018 delle Sezioni Unite ha precisato che l’assegno divorzile può svolgere una funzione assistenziale e, ove ne ricorrano i presupposti, compensativa e perequativa. La valutazione comprende le condizioni economico-patrimoniali degli ex coniugi, la durata del matrimonio, il contributo alla vita familiare e le eventuali rinunce professionali.

Di conseguenza, la capacità di lavorare non esaurisce da sola l’accertamento. Anche una persona in grado di produrre reddito può trovarsi, in determinate circostanze e sulla base di adeguata prova, in una situazione che giustifichi una componente compensativa dell’assegno. La semplice differenza tra redditi, però, non basta automaticamente a riconoscerlo.

Chi deve provare il rifiuto di lavorare?

Chi invoca il rifiuto di una concreta opportunità professionale o l’inerzia dell’ex coniuge deve allegare e dimostrare i fatti rilevanti secondo le regole probatorie applicabili. Non è sufficiente sostenere genericamente che l’altro potrebbe lavorare. La valutazione richiede elementi verificabili sulle offerte, sulle condizioni dell’impiego e sulle effettive possibilità occupazionali.

Si può chiedere la riduzione o la revoca dell’assegno?

La modifica delle condizioni economiche stabilite con il divorzio richiede una valutazione dei presupposti di legge, tra cui gli eventuali giustificati motivi sopravvenuti. Non è prudente interrompere unilateralmente i versamenti previsti da un provvedimento giudiziale: occorre verificare se proporre la domanda di revisione e con quali prove.

Assegno divorzile e mantenimento dei figli sono distinti

L’assegno riconosciuto all’ex coniuge e quello previsto per i figli hanno presupposti e finalità differenti. Le circostanze relative all’occupazione dell’ex coniuge non determinano automaticamente la cessazione degli obblighi di mantenimento verso i figli.

Conclusioni

L’ordinanza n. 25697/2017 resta utile perché richiama la necessità di considerare le concrete possibilità lavorative del richiedente. Non autorizza però conclusioni automatiche. Il giudice deve valutare le prove e applicare i criteri dell’art. 5 della legge n. 898/1970 alla luce dei principi successivamente chiariti dalle Sezioni Unite.

Lo Studio Legale Giovannoni & Bettella di Padova assiste nei procedimenti di divorzio, nella valutazione dell’assegno divorzile e nelle domande di modifica delle condizioni economiche.

Riferimenti: art. 5 legge n. 898/1970; art. 9 legge n. 898/1970; Cass. civ., sez. VI, ordinanza n. 25697/2017; Cass. civ., Sezioni Unite, n. 18287/2018.

Approfondimenti collegati

Nota editoriale: prima pubblicazione 3 novembre 2017; articolo aggiornato per distinguere il contenuto della decisione del 2017 dai criteri giurisprudenziali successivi.


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