Assegno divorzile: non esiste una soglia generale di 1.000 euro

Aggiornamento: 24 ott
Aggiornamento: 24 ottobre 2026.
Quadro aggiornato al 2026
Non esiste una soglia generale di mille euro che attribuisca o escluda automaticamente l’assegno divorzile. Importi presenti in singole decisioni descrivono quelle fattispecie e non sostituiscono i criteri di legge.
La valutazione richiede il confronto delle condizioni patrimoniali e reddituali e del contributo alla famiglia, tenendo conto della durata del matrimonio e delle possibilità concrete del richiedente. Riferimenti: articolo 5 legge n. 898/1970; Cassazione, Sezioni Unite, n. 18287/2018.
Contributo originario e precedenti
Il testo che segue conserva il contributo pubblicato in precedenza. Gli orientamenti e i riferimenti temporali vanno letti alla luce delle precisazioni aggiornate riportate sopra.
Chi percepisce uno stipendio di circa 1.000 euro al mese può ottenere l’assegno divorzile? E chi guadagna più di quella cifra ne è automaticamente escluso? No: la legge non prevede una soglia reddituale fissa che determini da sola il diritto all’assegno dopo il divorzio.
Questo articolo aggiorna un contributo pubblicato il 29 maggio 2017, quando una decisione del Tribunale di Milano aveva richiamato, nel quadro giurisprudenziale dell’epoca, il parametro del reddito per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato. Tale riferimento non può essere presentato oggi come limite generale per ottenere l’assegno divorzile.
Da dove nasce il riferimento ai 1.000 euro
Nel 2017 la Cassazione, con sentenza n. 11504, aveva attribuito particolare rilievo all’indipendenza economica del richiedente, superando l’automatismo del precedente tenore di vita matrimoniale. Nel dibattito successivo, il Tribunale di Milano, in una pronuncia del 22 maggio 2017 richiamata dal contributo originario, aveva considerato anche la soglia di accesso al patrocinio a spese dello Stato come possibile indice orientativo.
Quella valutazione riguardava uno specifico contesto giurisprudenziale e non istituiva una soglia di legge di 1.000 euro al mese. Il valore economico riportato nel testo del 2017 era inoltre riferito all’epoca e non va confuso con gli importi oggi previsti per il patrocinio.
Le Sezioni Unite del 2018 hanno chiarito i criteri
Con la sentenza n. 18287 dell’11 luglio 2018, le Sezioni Unite della Cassazione hanno delineato una valutazione dell’assegno divorzile che tiene conto della funzione assistenziale e, quando ne ricorrono i presupposti, di quella compensativa e perequativa. Il giudice deve valutare in concreto le condizioni economico-patrimoniali degli ex coniugi, le ragioni dello squilibrio, la durata del matrimonio, l’età e le possibilità effettive di lavoro del richiedente.
Particolare importanza può assumere il contributo dato alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio comune o personale, anche attraverso rinunce o sacrifici professionali condivisi nell’organizzazione della famiglia.
Chi lavora può comunque avere diritto all’assegno?
Sì, in determinate circostanze. Avere un reddito da lavoro non esclude automaticamente l’assegno divorzile, così come essere disoccupati non lo rende automaticamente dovuto. Occorre verificare se vi sia uno squilibrio economicamente rilevante, quali ne siano le cause e se sussistano i presupposti assistenziali o compensativo-perequativi.
Per esempio, la storia lavorativa dei coniugi può essere rilevante quando uno di loro abbia ridotto o interrotto l’attività professionale per occuparsi dei figli o sostenere la carriera dell’altro. Ogni valutazione dipende però dalle prove disponibili.
Assegno divorzile e mantenimento nella separazione sono diversi
L’assegno divorzile non coincide con l’assegno di mantenimento eventualmente previsto durante la separazione. I due istituti rispondono a presupposti e criteri giuridici differenti; pertanto non si può trasferire automaticamente al divorzio l’importo riconosciuto nella separazione.
Quali documenti servono per valutare il diritto
La valutazione richiede normalmente documentazione reddituale e patrimoniale di entrambi i coniugi, informazioni sulle attività lavorative, sulla durata del matrimonio, sull’organizzazione familiare, sugli eventuali sacrifici professionali e sui beni disponibili. Anche l’effettiva capacità lavorativa va esaminata in rapporto all’età, alla formazione e alle concrete possibilità occupazionali.
L’importo dell’assegno è stabilito da una formula?
Non esiste una formula unica che determini l’assegno divorzile sulla sola base dello stipendio. Il giudice applica i criteri previsti dall’art. 5 della legge n. 898/1970, come interpretati dalla giurisprudenza, sulla base delle circostanze e delle prove del caso concreto.
Conclusioni
Il riferimento ai 1.000 euro contenuto nell’articolo del 2017 è oggi fuorviante se presentato come soglia decisiva. L’assegno divorzile richiede una valutazione complessiva della situazione economica e della storia familiare, secondo i principi delle Sezioni Unite n. 18287/2018.
Lo Studio Legale Giovannoni & Bettella di Padova assiste nei procedimenti di divorzio, nella determinazione dell’assegno divorzile e nelle richieste di modifica delle condizioni economiche.
Riferimenti: art. 5 legge n. 898/1970; Cass. n. 11504/2017; Cass., Sezioni Unite, 11 luglio 2018, n. 18287.
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Nota editoriale: articolo pubblicato il 29 maggio 2017; aggiornato per distinguere il dibattito giurisprudenziale del 2017 dai criteri applicabili dopo le Sezioni Unite del 2018.
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