Elenco non esaustivo di clausole abusive vietate nei contratti con i consumatori
Aggiornamento: 5 giorni fa
Clausole vessatorie nei contratti: quali sono nulle e come difendersi nel 2026
Aggiornamento al 31 ottobre 2026 – Avv. Umberto Giovannoni
Hai firmato un contratto con una banca, una finanziaria, una compagnia telefonica o un altro professionista? Non tutte le clausole che hai accettato sono necessariamente valide.
Alcune condizioni contrattuali possono essere considerate abusive perché attribuiscono al professionista vantaggi eccessivi, limitando ingiustificatamente i diritti del consumatore.
La legge italiana e quella europea prevedono strumenti di tutela che possono essere utilizzati anche dopo la sottoscrizione del contratto.
Quando una clausola contrattuale è vessatoria?
L'articolo 33 del Codice del consumo considera vessatorie le clausole che, contrariamente alle esigenze di buona fede, determinano un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi contrattuali a carico del consumatore.
Non è sufficiente, quindi, che una clausola sia semplicemente sfavorevole. Occorre verificare se alteri in modo significativo l'equilibrio giuridico del rapporto.
La valutazione deve tenere conto del contratto nel suo complesso, delle circostanze della sua conclusione e dell'eventuale trattativa individuale.
Quali clausole possono essere abusive?
L'articolo 33, comma 2, del Codice del consumo contiene un elenco di clausole che si presumono vessatorie fino a prova contraria.
Tra gli esempi più significativi troviamo:
Penali sproporzionate: somme eccessive richieste al consumatore in caso di inadempimento.
Modifiche unilaterali: facoltà del professionista di cambiare le condizioni contrattuali senza un giustificato motivo, salve le specifiche regole ed eccezioni previste dalla legge.
Limitazioni di responsabilità: condizioni che restringono indebitamente i diritti del consumatore in caso di inadempimento.
Recesso squilibrato: possibilità per il professionista di sciogliere il contratto senza riconoscere un corrispondente diritto al consumatore.
Rinnovi automatici: clausole che impongono termini eccessivamente anticipati per impedire il rinnovo.
Limitazioni della tutela giudiziaria: disposizioni che ostacolano indebitamente il ricorso al giudice, modificano illegittimamente gli oneri probatori o impongono un foro diverso da quello tutelato dalla legge.
L'elenco non è esaustivo: anche una clausola non espressamente menzionata può essere giudicata abusiva.
Una clausola firmata due volte è sempre valida?
No.
È necessario distinguere la disciplina delle condizioni generali di contratto, prevista dagli articoli 1341 e 1342 del Codice civile, dalla tutela specifica riconosciuta al consumatore.
La doppia sottoscrizione può assumere rilievo ai fini degli articoli 1341 e 1342 c.c., ma non elimina automaticamente l'eventuale abusività della clausola ai sensi del Codice del consumo.
Inoltre, la semplice firma non dimostra che una condizione sia stata oggetto di una reale trattativa individuale.
Nei contratti predisposti unilateralmente mediante moduli o formulari, è il professionista a dover provare l'effettiva trattativa quando intende avvalersene.
Che cosa succede se una clausola è abusiva?
L'articolo 36 del Codice del consumo prevede la cosiddetta nullità di protezione.
In linea generale, la clausola abusiva è nulla, mentre il contratto rimane valido per il resto.
La nullità opera a vantaggio del consumatore e può essere rilevata anche d'ufficio dal giudice.
Questo non significa, però, che qualsiasi contratto contenente una clausola abusiva debba essere integralmente annullato.
Occorre verificare se il rapporto possa proseguire senza la condizione illegittima.
Clausole abusive nei contratti bancari e nei finanziamenti
La tutela del consumatore assume particolare importanza nei rapporti con banche e società finanziarie.
Le criticità possono riguardare, ad esempio, penali eccessive, condizioni economiche non trasparenti, clausole di decadenza dal beneficio del termine o meccanismi contrattuali che determinano uno squilibrio significativo.
Non ogni clausola sfavorevole è automaticamente abusiva: è indispensabile esaminare il testo contrattuale e la disciplina applicabile.
La trasparenza assume particolare rilievo perché il consumatore deve essere posto nelle condizioni di comprendere le conseguenze giuridiche ed economiche degli impegni assunti.
La svolta della Corte di giustizia e delle Sezioni Unite della Cassazione
Un'importante evoluzione della tutela dei consumatori è intervenuta con le sentenze della Corte di giustizia dell'Unione europea del 17 maggio 2022, tra cui quelle relative alle cause riunite C-693/19 e C-831/19.
La Corte ha chiarito che il giudicato implicito non può impedire un controllo effettivo sull'abusività delle clausole contrattuali quando tale verifica non sia stata adeguatamente effettuata.
Su questi principi è intervenuta la Corte di Cassazione, Sezioni Unite, con la sentenza n. 9479 del 6 aprile 2023.
La decisione ha affrontato il problema dei decreti ingiuntivi non opposti fondati su contratti stipulati con consumatori.
In presenza delle condizioni individuate dalle Sezioni Unite, il giudice dell'esecuzione deve verificare l'eventuale abusività delle clausole rilevanti e informare il debitore della possibilità di proporre opposizione tardiva ai sensi dell'articolo 650 c.p.c.
Il termine di 40 giorni e le modalità di tutela seguono lo specifico procedimento delineato dalla sentenza.
Si tratta di una tutela importante, ma non di una riapertura indiscriminata di tutti i decreti ingiuntivi ormai definitivi.
Occorre verificare le condizioni del caso concreto, la natura del rapporto e l'effettivo contenuto del provvedimento monitorio.
È possibile difendersi anche se è iniziato un pignoramento?
In determinate circostanze, sì.
La giurisprudenza europea e italiana riconosce l'esigenza di garantire al consumatore un controllo effettivo sulle clausole abusive anche nella fase esecutiva.
Tuttavia, i rimedi dipendono dal titolo esecutivo, dagli accertamenti già compiuti, dalla fase del procedimento e dagli eventuali termini processuali.
È quindi essenziale intervenire tempestivamente, soprattutto quando siano già in corso procedure di pignoramento o vendita forzata.
Come verificare se un contratto contiene clausole abusive
Prima di contestare una clausola è opportuno:
Recuperare il contratto completo e tutte le condizioni generali.
Individuare le disposizioni che limitano i propri diritti o attribuiscono poteri particolarmente ampi al professionista.
Verificare la normativa applicabile e l'eventuale trattativa individuale.
Esaminare le conseguenze economiche della clausola.
Valutare i rimedi giudiziali o stragiudiziali concretamente disponibili.
Conclusioni
La tutela contro le clausole abusive costituisce uno degli strumenti fondamentali del diritto dei consumatori.
La giurisprudenza europea e italiana ha rafforzato il principio secondo cui la protezione del consumatore deve essere concreta ed effettiva, anche quando il contratto sia già stato sottoscritto o sia intervenuto un provvedimento giudiziario.
Aver firmato un contratto non significa aver rinunciato a ogni tutela.
Lo Studio Legale Giovannoni & Bettella di Padova si occupa di diritto dei consumatori e contenzioso bancario e finanziario, anche con riferimento alla verifica delle condizioni contrattuali e alle opposizioni a decreto ingiuntivo e all'esecuzione.
Per una valutazione è possibile sottoporre allo Studio il contratto e la documentazione relativa alla controversia.
Articolo originariamente pubblicato il 15 ottobre 2018 e aggiornato al 31 ottobre 2026.
Riferimenti normativi e giurisprudenziali
Direttiva 93/13/CEE, articoli 3–7 e allegato.
D.lgs. 206/2005, articoli 33–38.
Codice civile, articoli 1341 e 1342.
CGUE, Grande Sezione, 17 maggio 2022, cause riunite C-693/19 e C-831/19, SPV Project 1503 e Banco di Desio.
Cassazione civile, Sezioni Unite, 6 aprile 2023, n. 9479.























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