Divorzio breve o congiunto? Differenze, tempi e come funziona
- Silvia Bettella

- 11 ore fa
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Quando una coppia decide di porre definitivamente fine al matrimonio, una delle prime domande è: conviene fare un divorzio breve o un divorzio congiunto?
In realtà, queste due espressioni non indicano due procedure alternative.
Il divorzio breve riguarda soprattutto il tempo che deve trascorrere dalla separazione prima di poter chiedere il divorzio.
Il divorzio congiunto, invece, indica il divorzio richiesto dai coniugi di comune accordo, quando entrambi condividono la decisione di divorziare e hanno trovato un'intesa sulle relative condizioni.
Le due situazioni possono quindi coincidere: una coppia che si è separata consensualmente può, dopo il termine previsto dalla legge, presentare una domanda congiunta di divorzio.
Vediamo come funziona, quali sono i tempi e quali sono gli aspetti che è importante valutare prima di firmare un accordo definitivo.
Che cosa significa divorzio breve
Dopo quanto tempo dalla separazione si può divorziare
Che cos'è il divorzio congiunto
Divorzio breve e divorzio congiunto: qual è la differenza
Quando è possibile il divorzio congiunto
Quali condizioni devono concordare i coniugi
Come funziona il divorzio congiunto in Tribunale
È possibile evitare la comparizione personale in Tribunale?
Separazione e divorzio possono essere chiesti insieme?
Divorzio con negoziazione assistita
Divorzio davanti al Comune
Quanto costa un divorzio congiunto
Quanto tempo dura il divorzio congiunto
Quando il divorzio congiunto non è consigliabile
Divorzio con figli: cosa cambia
Assegno divorzile e casa familiare
FAQ sul divorzio breve e congiunto
– Che cosa significa divorzio breve
L'espressione “divorzio breve” nasce dalla Legge n. 55 del 6 maggio 2015, che ha ridotto notevolmente il periodo di separazione necessario prima di poter chiedere il divorzio.
Prima della riforma era necessario attendere molto più a lungo.
Oggi, invece, in presenza dei requisiti previsti dalla legge, il divorzio può essere richiesto:
dopo 6 mesi in caso di separazione consensuale;
dopo 12 mesi in caso di separazione giudiziale.
La legge stabilisce infatti che la separazione debba essersi protratta ininterrottamente per almeno sei mesi quando è consensuale e per almeno dodici mesi quando è giudiziale.
Questo è ciò che comunemente viene chiamato divorzio breve.
– Il divorzio breve non è una procedura particolare
È importante chiarire un equivoco molto frequente.
Non esiste un procedimento giudiziario chiamato tecnicamente “divorzio breve”.
L'espressione indica semplicemente la possibilità di chiedere il divorzio senza dover attendere anni dalla separazione.
Una volta maturato il termine di legge, il divorzio potrà essere:
congiunto, se i coniugi sono d'accordo;
contenzioso, se non riescono a trovare un'intesa.
– Dopo quanto tempo dalla separazione si può divorziare?
La risposta dipende dal tipo di separazione.
– Separazione consensuale: 6 mesi
Se marito e moglie si sono separati consensualmente, è generalmente possibile chiedere il divorzio dopo sei mesi.
Il termine non decorre necessariamente dalla data in cui i coniugi hanno smesso materialmente di vivere insieme.
Nelle separazioni davanti al Tribunale assume rilievo la decorrenza prevista dalla disciplina della separazione; in caso di negoziazione assistita o accordo davanti all'ufficiale dello stato civile il termine decorre invece dalla data certificata nell'accordo prevista dalla legge.
– Separazione giudiziale: 12 mesi
Quando la separazione è stata invece contenziosa, il termine ordinariamente previsto è di dodici mesi.
Anche in questo caso non è quindi necessario aspettare diversi anni per ottenere il divorzio.
– Che cos'è il divorzio congiunto?
Il divorzio congiunto, chiamato spesso anche divorzio consensuale, è il procedimento nel quale entrambi i coniugi chiedono al Tribunale di pronunciare il divorzio sulla base di condizioni concordate.
Non significa necessariamente che fra gli ex coniugi vi sia un rapporto sereno.
Significa semplicemente che, al momento della domanda, hanno raggiunto un accordo sufficiente su tutti gli aspetti che devono essere regolati.
Può riguardare, ad esempio:
figli;
affidamento;
tempi di permanenza dei figli presso ciascun genitore;
mantenimento dei figli;
eventuale assegno divorzile;
casa familiare;
spese straordinarie;
rapporti economici;
eventuali accordi patrimoniali.
L'art. 473-bis.51 c.p.c. disciplina oggi espressamente il procedimento su domanda congiunta e prevede che il ricorso contenga anche le condizioni relative alla prole e ai rapporti economici tra le parti.
– Divorzio breve e divorzio congiunto: qual è la differenza?
La differenza può essere riassunta molto semplicemente.
Divorzio breve = quando si può chiedere il divorzio.
Divorzio congiunto = come i coniugi scelgono di divorziare quando sono d'accordo.
Di conseguenza si può avere, ad esempio, un divorzio congiunto dopo sei mesi dalla separazione consensuale.
È probabilmente questa la situazione che molte persone intendono quando cercano su Google “divorzio breve consensuale”.
– Quando è possibile il divorzio congiunto?
Il presupposto essenziale è che entrambi i coniugi siano d'accordo non soltanto sulla volontà di divorziare, ma anche sulle condizioni essenziali.
Non basta quindi dire:
“Vogliamo entrambi il divorzio”.
Occorre affrontare anche le conseguenze concrete della cessazione del matrimonio.
Quando vi sono figli, patrimonio, immobili, mutui o forti differenze di reddito, un accordo apparentemente semplice può produrre effetti economici rilevanti per molti anni.
Per questo il compito dell'avvocato non consiste soltanto nel predisporre il ricorso, ma anche nel verificare che le condizioni siano chiare, equilibrate e sostenibili nel tempo.
– Quali condizioni devono concordare i coniugi?
Ogni famiglia è diversa, ma normalmente occorre esaminare almeno alcuni aspetti fondamentali.
– I figli
Se vi sono figli, devono essere stabilite condizioni riguardanti:
esercizio della responsabilità genitoriale;
collocamento;
tempi di permanenza presso ciascun genitore;
vacanze e festività;
contributo al mantenimento;
spese ordinarie;
spese straordinarie.
L'accordo deve sempre rispettare l'interesse dei figli.
Il giudice, infatti, non è obbligato ad accettare automaticamente ciò che i genitori hanno concordato: se ritiene che le condizioni siano contrarie all'interesse dei figli può chiedere modifiche e, se non viene trovata una soluzione adeguata, può non accogliere allo stato la domanda congiunta.
– Il mantenimento dei figli
Occorre valutare:
redditi dei genitori;
patrimonio;
esigenze del figlio;
tenore di vita;
tempi di permanenza presso ciascun genitore;
capacità lavorativa ed economica delle parti.
Non esiste quindi una cifra automaticamente valida per tutte le famiglie.
– L'assegno divorzile
In alcuni casi uno dei coniugi può avere diritto a un assegno divorzile.
Non si tratta però di una conseguenza automatica del divorzio.
È necessario esaminare concretamente la situazione economica e personale di entrambi, la storia familiare e le condizioni previste dalla legge e dalla giurisprudenza.
– La casa familiare
Quando vi sono figli, l'utilizzo della casa familiare deve essere valutato principalmente alla luce del loro interesse.
La proprietà dell'immobile e la sua assegnazione sono infatti questioni giuridicamente differenti.
– Come funziona il divorzio congiunto in Tribunale?
Quando i coniugi hanno raggiunto un accordo, viene predisposto un ricorso congiunto.
La disciplina attuale è contenuta nell'art. 473-bis.51 del codice di procedura civile.
Il ricorso deve indicare, tra l'altro:
i dati delle parti;
la situazione familiare;
le condizioni riguardanti i figli;
le condizioni economiche;
le disponibilità reddituali e patrimoniali;
gli oneri a carico delle parti.
I coniugi possono inoltre regolamentare nel ricorso, in tutto o in parte, i propri rapporti patrimoniali.
Una volta depositato il ricorso, il procedimento segue il rito previsto per le domande congiunte.
Se le condizioni sono corrette e compatibili con l'interesse dei figli, il Tribunale pronuncia la sentenza di divorzio.
– È possibile evitare la comparizione personale in Tribunale?
In determinate situazioni sì.
La normativa attuale consente ai coniugi, nel ricorso congiunto, di chiedere che l'udienza sia sostituita dal deposito di note scritte, dichiarando di non volersi riconciliare e producendo la documentazione richiesta.
La possibilità concreta deve naturalmente essere valutata nel singolo procedimento e resta fermo il potere del giudice di chiedere chiarimenti o la documentazione necessaria.
Per molte coppie questo rende la procedura meno invasiva e più semplice da gestire.
– Separazione e divorzio possono essere chiesti insieme?
Una delle innovazioni più importanti introdotte dalla riforma del processo familiare riguarda la possibilità di proporre nello stesso procedimento la domanda di separazione e quella di divorzio.
L'art. 473-bis.49 c.p.c. consente il cumulo delle domande, fermo restando che la domanda di divorzio potrà essere trattata soltanto dopo che siano maturati i presupposti temporali previsti dalla legge e dopo il passaggio in giudicato della pronuncia di separazione.
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 28727 del 16 ottobre 2023, ha inoltre riconosciuto l'ammissibilità del cumulo anche nell'ambito di un procedimento instaurato con ricorso congiunto. Il Ministero della Giustizia ne dà espressamente conto nelle proprie indicazioni successive.
Questa possibilità può evitare di avviare due procedimenti completamente autonomi.
Non significa però che separazione e divorzio vengano pronunciati nello stesso momento: devono comunque maturare i termini previsti dalla legge.
– Divorzio con negoziazione assistita
Quando vi è accordo tra i coniugi, in molti casi il divorzio può essere raggiunto anche attraverso la negoziazione assistita dagli avvocati, senza instaurare il tradizionale procedimento davanti al giudice.
La procedura è prevista dall'art. 6 del D.L. n. 132/2014, convertito nella Legge n. 162/2014.
La negoziazione assistita può essere utilizzata anche quando vi sono figli minori, figli maggiorenni non economicamente autosufficienti, incapaci o portatori di handicap grave.
In questi casi l'accordo viene sottoposto al controllo del Pubblico Ministero, che verifica in particolare la tutela degli interessi dei figli.
L'accordo autorizzato produce effetti equivalenti ai provvedimenti giudiziali previsti per separazione e divorzio.
– È possibile divorziare direttamente in Comune?
In alcuni casi particolarmente semplici è possibile concludere l'accordo davanti all'ufficiale dello stato civile.
Questa possibilità è però soggetta a precise condizioni.
In particolare, la procedura davanti al Comune è prevista quando non vi siano figli comuni:
minori;
maggiorenni incapaci;
portatori di handicap grave;
maggiorenni economicamente non autosufficienti.
L'assistenza dell'avvocato in questo procedimento è facoltativa.
Esistono inoltre limiti per quanto riguarda gli accordi patrimoniali: davanti all'ufficiale dello stato civile non possono essere inseriti patti che producano direttamente trasferimenti di diritti reali, mentre può essere prevista, nei limiti consentiti, la corresponsione di un assegno periodico.
Quando esistono immobili, figli, assegni importanti o rapporti economici complessi, è quindi prudente verificare prima con un avvocato quale procedura sia realmente più adeguata.
– Quanto costa un divorzio congiunto?
Il divorzio congiunto è normalmente meno costoso di un divorzio contenzioso, perché vi è un accordo tra le parti e si riducono considerevolmente le attività processuali.
Il costo complessivo dipende però da diversi fattori:
presenza di figli;
complessità delle condizioni economiche;
presenza di immobili;
necessità di regolamentare rapporti patrimoniali;
numero e complessità degli incontri necessari per raggiungere l'accordo;
procedura scelta.
Il contributo unificato previsto per numerosi procedimenti familiari congiunti è attualmente pari a 43 euro, fermo restando che il costo della procedura comprende anche il compenso professionale dell'avvocato e dipende dal caso concreto.
Per questo è preferibile richiedere un preventivo sulla propria situazione specifica piuttosto che affidarsi a cifre generiche trovate online.
– Quanto tempo dura un divorzio congiunto?
Non esiste un numero di giorni uguale per tutti i Tribunali.
I tempi possono dipendere:
dal Tribunale competente;
dal carico dell'ufficio;
dalla completezza della documentazione;
dalla presenza di figli;
dalla necessità di chiarimenti;
dalla possibilità di sostituire la comparizione con note scritte.
In generale, tuttavia, il divorzio congiunto è molto più rapido di una causa di divorzio contenziosa.
La parte più importante del lavoro viene spesso svolta prima del deposito del ricorso, costruendo un accordo completo che riduca il rischio di problemi futuri.
– Quando il divorzio congiunto non è consigliabile?
Trovare un accordo è generalmente positivo, ma non significa che occorra accettare qualsiasi proposta pur di “chiudere velocemente”.
Prima di firmare è opportuno prestare particolare attenzione quando:
uno dei coniugi non conosce realmente la situazione patrimoniale dell'altro;
esistono società, partecipazioni o patrimoni importanti;
vi sono immobili cointestati;
vi sono mutui;
uno dei coniugi ha rinunciato alla propria carriera per occuparsi della famiglia;
esistono forti differenze reddituali;
vi sono debiti;
vi sono conflitti sull'affidamento dei figli;
vengono proposti accordi economici difficilmente modificabili in futuro.
In queste situazioni la rapidità non deve diventare superficialità.
Un divorzio ben costruito serve soprattutto a ridurre il rischio di nuove controversie negli anni successivi.
– Divorzio con figli: cosa cambia?
La presenza di figli non impedisce il divorzio congiunto.
È però necessario che l'accordo tuteli adeguatamente i loro interessi.
Il giudice verifica quindi con particolare attenzione le condizioni riguardanti:
responsabilità genitoriale;
residenza abituale;
rapporti con entrambi i genitori;
mantenimento;
spese straordinarie;
organizzazione della vita quotidiana.
L'obiettivo dovrebbe essere quello di costruire regole sufficientemente precise da evitare continui conflitti dopo il divorzio.
Una formula generica può sembrare più semplice al momento della firma, ma può diventare fonte di problemi quando occorre decidere concretamente chi paga una determinata spesa o come organizzare vacanze, festività e attività dei figli.
– Divorzio e assegno: l'accordo deve essere pensato anche per il futuro
Uno degli errori più frequenti è concentrarsi esclusivamente sull'esigenza di ottenere rapidamente il divorzio.
Il divorzio produce invece effetti economici destinati spesso a durare molti anni.
Prima di sottoscrivere un accordo è quindi importante chiedersi:
la situazione economica è stata ricostruita correttamente?
l'importo dell'eventuale assegno è sostenibile?
sono state considerate le esigenze dei figli?
le spese straordinarie sono disciplinate chiaramente?
che cosa accadrà alla casa familiare?
esistono immobili, mutui o altri rapporti economici da regolare?
Il valore di un buon accordo di divorzio non si misura soltanto dalla velocità con cui viene concluso, ma dalla sua capacità di prevenire future controversie.
– Divorzio breve a Padova: come possiamo assistervi
Lo Studio Legale Giovannoni & Bettella assiste coniugi di Padova e provincia nella valutazione e predisposizione di:
divorzi congiunti;
divorzi contenziosi;
separazioni consensuali;
separazioni giudiziali;
negoziazioni assistite;
modifica delle condizioni di separazione e divorzio;
questioni relative a figli, mantenimento e casa familiare.
Quando esistono le condizioni per una soluzione consensuale, l'obiettivo è costruire un accordo completo e comprensibile, evitando conflitti inutili e cercando di rendere il procedimento il più semplice possibile.
FAQ SEO sul divorzio breve e congiunto
– Divorzio breve e divorzio congiunto sono la stessa cosa?
No. Il divorzio breve riguarda principalmente il tempo che deve trascorrere dalla separazione prima di poter chiedere il divorzio. Il divorzio congiunto riguarda invece la procedura scelta quando entrambi i coniugi sono d'accordo sul divorzio e sulle relative condizioni.
– Dopo una separazione consensuale quanto tempo bisogna aspettare per divorziare?
In generale, sei mesi, calcolati secondo le regole previste dalla legge in base alla procedura con cui è stata effettuata la separazione.
– Dopo una separazione giudiziale quanto tempo bisogna aspettare?
Il termine previsto dalla legge è generalmente di dodici mesi.
– Si può fare il divorzio congiunto se ci sono figli?
Sì. La presenza di figli non impedisce il divorzio congiunto. Le condizioni relative ai figli devono però tutelare adeguatamente i loro interessi e sono sottoposte al controllo previsto dalla legge.
– Serve un avvocato per il divorzio congiunto?
Per il ricorso congiunto davanti al Tribunale è prevista l'assistenza legale. Esistono inoltre procedure alternative, come la negoziazione assistita. Solo in alcune situazioni semplici è possibile rivolgersi direttamente all'ufficiale dello stato civile con assistenza legale facoltativa.
– Si può divorziare senza andare personalmente in Tribunale?
In determinate condizioni è possibile chiedere nel ricorso congiunto che la comparizione sia sostituita dal deposito di note scritte. Il giudice può tuttavia richiedere chiarimenti quando lo ritenga necessario.
– Separazione e divorzio possono essere richiesti nello stesso ricorso?
La disciplina attuale consente il cumulo delle domande di separazione e divorzio. Il divorzio potrà però essere pronunciato soltanto quando saranno maturati i termini previsti dalla legge e gli ulteriori presupposti processuali.
– Quanto dura un divorzio congiunto?
Dipende dal Tribunale competente e dalla complessità del caso. Normalmente è comunque sensibilmente più rapido di un divorzio contenzioso.
– Quanto costa un divorzio congiunto?
Il costo varia in base alla complessità della situazione familiare e patrimoniale e al lavoro necessario per predisporre l'accordo. È quindi consigliabile richiedere un preventivo riferito al proprio caso concreto.
– Posso chiedere il divorzio anche se il mio coniuge non è d'accordo?
Sì. Il consenso dell'altro coniuge non è necessario per ottenere il divorzio quando sussistono i presupposti di legge. In assenza di accordo sarà però necessario procedere con un divorzio contenzioso.
Conclusioni
Il divorzio breve e il divorzio congiunto non sono due alternative.
Il primo riguarda soprattutto quando è possibile chiedere il divorzio.
Il secondo riguarda invece come si può divorziare quando marito e moglie hanno raggiunto un accordo.
Dopo una separazione consensuale, il termine per chiedere il divorzio è normalmente di sei mesi. Se esiste anche un accordo sulle condizioni, il divorzio può essere richiesto congiuntamente, con una procedura generalmente molto più semplice e rapida rispetto a una causa contenziosa.
La velocità, tuttavia, non deve essere l'unico criterio.
Un accordo di divorzio disciplina questioni che possono incidere per molti anni sulla vita dei genitori, dei figli e sul patrimonio familiare.
Per questo è importante verificare attentamente le condizioni prima di sottoscriverle.
State pensando al divorzio e volete capire quale procedura è più adatta?
Se siete già separati e volete sapere quando potete chiedere il divorzio, oppure avete raggiunto un accordo e desiderate procedere con un divorzio congiunto, potete richiedere una consulenza allo Studio Legale Giovannoni & Bettella di Padova.
Esamineremo la vostra situazione, i termini già maturati e le condizioni da regolare, individuando la procedura più semplice e adeguata al vostro caso.
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