Separazione giudiziale: come funziona e cosa può decidere il giudice
- Silvia Bettella

- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 10 min

Introduzione
Quando un matrimonio entra in crisi, non sempre marito e moglie riescono a trovare un accordo su come separarsi.
Il problema può riguardare i figli, la casa familiare, il mantenimento oppure semplicemente l'impossibilità di concordare condizioni accettabili per entrambi.
In questi casi è possibile chiedere al Tribunale la separazione giudiziale.
Non significa necessariamente affrontare una lunga “guerra” tra coniugi. Significa, più semplicemente, affidare al giudice la decisione sulle questioni sulle quali non è stato possibile raggiungere un accordo.
La separazione giudiziale può riguardare aspetti molto delicati della vita personale e familiare. Per questo è importante comprendere fin dall'inizio cosa può decidere il giudice, quali documenti sono necessari e quali conseguenze possono derivare dalle richieste formulate nel ricorso.
In questa guida vediamo, con parole semplici, come funziona oggi la separazione giudiziale e quali sono gli aspetti ai quali prestare maggiore attenzione.
Cos'è la separazione giudiziale
Quando si può chiedere
Separazione giudiziale e consensuale: differenze
Come inizia il procedimento
Cosa può decidere il giudice
Affidamento e mantenimento dei figli
Chi resta nella casa familiare
Il mantenimento del coniuge
Separazione con addebito
Tradimento e addebito
Quali documenti servono
Quanto dura una separazione giudiziale
Quanto costa
È possibile trovare un accordo durante la causa?
Separazione e divorzio
Perché è importante preparare bene il ricorso
FAQ
Cos'è la separazione giudiziale?
La separazione giudiziale è il procedimento utilizzato quando uno dei coniugi vuole separarsi e non esiste un accordo completo con l'altro sulle condizioni della separazione.
Non occorre quindi il consenso di entrambi.
Se uno dei due coniugi ritiene che la convivenza non sia più sostenibile, può rivolgersi al Tribunale anche se l'altro coniuge non vuole separarsi.
La legge consente infatti di chiedere la separazione quando si verificano circostanze tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza oppure da arrecare grave pregiudizio all'educazione dei figli.
L'altro coniuge può impedire la separazione?
No.
Questo è uno dei dubbi più frequenti.
Un coniuge può contestare le condizioni richieste dall'altro – per esempio mantenimento, affidamento dei figli o assegnazione della casa – ma non può costringerlo a continuare il matrimonio e la convivenza.
Separazione giudiziale e consensuale: qual è la differenza?
La differenza fondamentale riguarda l'accordo tra i coniugi.
Nella separazione consensuale, marito e moglie raggiungono un'intesa sulle condizioni della separazione.
Nella separazione giudiziale, invece, manca un accordo su una o più questioni e viene quindi chiesto al Tribunale di decidere.
Il contrasto può riguardare, ad esempio:
affidamento dei figli;
tempi di permanenza dei figli con ciascun genitore;
assegno di mantenimento;
spese straordinarie;
casa familiare;
rapporti economici;
richiesta di addebito della separazione.
Non è necessario che vi sia disaccordo su tutto.
Può accadere, per esempio, che i genitori siano d'accordo sull'affidamento dei figli ma non sull'importo del mantenimento.
Come inizia una separazione giudiziale?
Il procedimento inizia con un ricorso al Tribunale competente, presentato attraverso un avvocato.
Con la riforma del processo della famiglia è stata introdotta una disciplina processuale unitaria contenuta negli articoli 473-bis e seguenti del Codice di procedura civile.
Nel ricorso devono essere indicate con attenzione le circostanze della crisi familiare e le richieste rivolte al giudice.
Cosa si può chiedere nel ricorso?
A seconda della situazione concreta, è possibile chiedere al Tribunale di stabilire:
la separazione personale dei coniugi;
l'affidamento dei figli;
presso quale genitore vivranno prevalentemente;
le modalità di frequentazione dell'altro genitore;
il mantenimento dei figli;
la ripartizione delle spese straordinarie;
l'assegnazione della casa familiare;
l'eventuale mantenimento del coniuge;
l'addebito della separazione;
eventuali misure necessarie per proteggere i figli o il patrimonio familiare.
Per questo la preparazione iniziale del procedimento è particolarmente importante.
Cosa decide il giudice nella separazione giudiziale?
La risposta dipende dalla situazione familiare.
Quando vi sono figli, la priorità è la loro tutela.
Il giudice può inoltre essere chiamato a disciplinare i rapporti economici tra i coniugi e l'utilizzo della casa familiare.
Le principali decisioni possono riguardare:
Figli
Il giudice stabilisce affidamento, collocazione e modalità di frequentazione dei genitori.
Mantenimento dei figli
Viene determinato il contributo economico che ciascun genitore deve sostenere in proporzione alle proprie possibilità.
Casa familiare
Può essere assegnata a uno dei genitori tenendo principalmente conto dell'interesse dei figli.
Mantenimento del coniuge
In presenza dei presupposti previsti dalla legge può essere riconosciuto un assegno.
Addebito
Se richiesto e provato, il giudice può dichiarare che la separazione è addebitabile a uno dei coniugi.
Separazione giudiziale con figli: cosa succede?
La presenza di figli minorenni rende particolarmente delicato il procedimento.
Il principio fondamentale è quello dell'interesse del minore.
Affidamento condiviso
Di regola viene privilegiato l'affidamento condiviso.
Questo significa che entrambi i genitori continuano a esercitare la responsabilità genitoriale e devono partecipare alle decisioni più importanti riguardanti i figli.
Affidamento condiviso, però, non significa automaticamente che il figlio debba trascorrere esattamente metà del tempo con ciascun genitore.
Tempi e modalità vengono stabiliti considerando concretamente le esigenze del minore.
Dove vivono i figli?
Il giudice può individuare il genitore presso il quale il figlio avrà la propria collocazione prevalente, regolando contemporaneamente i rapporti con l'altro genitore.
Vengono considerate, tra le altre cose:
età dei figli;
scuola;
organizzazione quotidiana;
disponibilità dei genitori;
distanza delle abitazioni;
precedenti abitudini familiari;
esigenze concrete del minore.
Come viene calcolato il mantenimento dei figli?
Non esiste una cifra valida per tutte le famiglie.
Il mantenimento viene determinato considerando diversi elementi, tra cui:
reddito di entrambi i genitori;
patrimonio;
esigenze attuali del figlio;
tenore di vita goduto durante la convivenza familiare;
tempi trascorsi con ciascun genitore;
compiti di cura svolti dai genitori;
capacità economiche complessive.
Per questo non è corretto pensare che il mantenimento corrisponda automaticamente a una determinata percentuale dello stipendio.
E le spese straordinarie?
Accanto al mantenimento ordinario devono essere disciplinate anche le spese straordinarie.
Possono riguardare, ad esempio, determinate spese:
mediche;
scolastiche;
sportive;
universitarie;
educative.
La loro ripartizione deve essere valutata in relazione alla situazione economica dei genitori e alle regole applicabili al caso concreto.
Chi resta nella casa familiare?
È frequente pensare che la casa venga assegnata automaticamente al coniuge economicamente più debole.
Non è così.
L'assegnazione della casa familiare è principalmente collegata alla tutela dei figli e alla conservazione del loro ambiente domestico.
E se la casa appartiene solo a uno dei coniugi?
La proprietà e l'assegnazione sono questioni diverse.
In presenza dei presupposti previsti dalla legge, la casa può essere assegnata al genitore con il quale vivono prevalentemente i figli anche se l'immobile appartiene all'altro coniuge.
L'assegnazione non modifica però la proprietà dell'immobile.
Quando spetta il mantenimento al coniuge?
Uno dei temi più delicati riguarda l'eventuale assegno di mantenimento.
Non è sufficiente che un coniuge guadagni meno dell'altro per ottenere automaticamente un assegno.
Il giudice deve valutare concretamente la situazione economica delle parti e le circostanze della famiglia.
Possono assumere rilevanza:
redditi;
patrimonio;
capacità lavorativa;
età;
condizioni personali;
organizzazione della vita matrimoniale;
disponibilità economiche complessive.
La valutazione deve quindi essere effettuata caso per caso.
Cos'è la separazione con addebito?
La separazione giudiziale non comporta automaticamente l'individuazione di un “colpevole”.
L'addebito deve essere espressamente richiesto.
Può essere pronunciato quando viene dimostrato che un coniuge ha violato i doveri derivanti dal matrimonio e che quella condotta ha avuto un'effettiva incidenza causale sulla crisi matrimoniale.
Questo secondo elemento è fondamentale.
Non basta dimostrare un comportamento scorretto: occorre normalmente dimostrare anche che quel comportamento ha determinato o contribuito in modo decisivo alla rottura del rapporto.
Quali comportamenti possono essere rilevanti?
A seconda delle circostanze, possono assumere rilevanza:
infedeltà;
abbandono ingiustificato della famiglia;
violenze;
comportamenti gravemente offensivi;
violazione degli obblighi di assistenza;
condotte lesive della dignità dell'altro coniuge.
Ogni situazione deve però essere valutata individualmente.
Il tradimento comporta sempre l'addebito?
No.
L'infedeltà coniugale può costituire una violazione dei doveri matrimoniali, ma non determina automaticamente l'addebito della separazione.
Occorre verificare quando è iniziata la relazione extraconiugale e quale fosse in quel momento la situazione matrimoniale.
Se la crisi era già irreversibile prima dell'infedeltà, la richiesta di addebito potrebbe non essere accolta.
La ricostruzione cronologica dei fatti e la prova assumono quindi un'importanza decisiva.
Quali conseguenze comporta l'addebito?
L'addebito può avere conseguenze economiche rilevanti.
In particolare, il coniuge al quale viene addebitata la separazione perde, in presenza delle condizioni previste dalla legge, il diritto al mantenimento nei confronti dell'altro coniuge.
L'addebito produce inoltre conseguenze sui diritti successori.
Proprio per questi effetti è opportuno valutare attentamente, prima di formulare la domanda, se esistano elementi di prova sufficienti.
Quali documenti servono per una separazione giudiziale?
La documentazione varia a seconda della situazione.
In genere è necessario ricostruire sia la situazione familiare sia quella economica.
Possono essere necessari:
documentazione relativa al matrimonio;
certificazioni anagrafiche;
dichiarazioni dei redditi;
documentazione relativa ai redditi;
documenti bancari;
documentazione relativa agli immobili;
mutui e finanziamenti;
spese sostenute per i figli;
documentazione scolastica;
documentazione relativa ad altre circostanze rilevanti.
La disciplina processuale attuale attribuisce particolare importanza alla documentazione economica e patrimoniale.
È quindi utile raccoglierla prima dell'avvio della causa.
Il giudice può verificare la situazione economica dei coniugi?
Sì.
Quando esistono contestazioni sulla reale situazione economica delle parti, il Tribunale dispone di strumenti per approfondirla.
Limitarsi a dichiarare un determinato reddito non significa quindi necessariamente che la valutazione economica si fermerà a quel dato.
Possono assumere rilievo anche patrimonio, disponibilità finanziarie, proprietà e complessive condizioni economiche.
Questo aspetto diventa particolarmente importante quando uno dei coniugi sostiene che l'altro stia rappresentando una situazione economica non corrispondente a quella reale.
Quanto dura una separazione giudiziale?
Non esiste una durata uguale per tutti i procedimenti.
I tempi dipendono soprattutto dal livello di conflittualità e dalle questioni che devono essere affrontate.
Una causa nella quale devono essere discussi contemporaneamente affidamento dei figli, mantenimento, patrimonio e addebito richiederà normalmente un'attività maggiore rispetto a una controversia limitata a un'unica questione economica.
La durata può inoltre dipendere dalla necessità di:
sentire testimoni;
acquisire documenti;
svolgere accertamenti;
approfondire la situazione dei figli;
disporre consulenze.
Bisogna aspettare la fine della causa per avere delle regole?
Non necessariamente.
Uno degli aspetti più importanti del procedimento è proprio la possibilità di ottenere provvedimenti destinati a regolare la situazione familiare durante lo svolgimento della causa.
Ciò evita che questioni essenziali come figli, casa e mantenimento rimangano prive di disciplina per tutta la durata del giudizio.
Quanto costa una separazione giudiziale?
Il costo dipende dalla complessità della controversia e dall'attività necessaria.
Una causa con questioni patrimoniali complesse, numerose prove e una domanda di addebito richiede evidentemente un'attività diversa rispetto a una separazione nella quale il contrasto riguarda un solo aspetto.
È quindi consigliabile chiedere preventivamente all'avvocato un'indicazione chiara dei costi prevedibili.
Oltre al compenso professionale devono essere considerate le spese vive del procedimento.
È possibile trasformare la separazione giudiziale in consensuale?
Sì.
Avere iniziato una separazione giudiziale non significa essere obbligati a litigare fino alla sentenza.
Se durante il procedimento i coniugi raggiungono un accordo, è possibile definire consensualmente la controversia secondo le modalità previste dalla legge.
Questo accade più frequentemente di quanto si possa pensare.
L'obiettivo di una buona assistenza legale non dovrebbe essere aumentare il conflitto, ma proteggere il cliente e verificare se esiste una soluzione equilibrata e sostenibile.
Si può chiedere separazione e divorzio insieme?
Una delle novità più significative introdotte dalla riforma del processo familiare riguarda proprio il rapporto tra separazione e divorzio.
Oggi, nel procedimento di separazione, è possibile formulare anche la domanda di divorzio.
Questo non significa ottenere immediatamente il divorzio.
La domanda di divorzio diventa procedibile quando sono trascorsi i termini previsti dalla legge e la sentenza che pronuncia la separazione è passata in giudicato.
Si tratta tuttavia di una possibilità che può incidere sulla strategia processuale e sui tempi complessivi della vicenda familiare.
Quanto tempo deve passare dalla separazione al divorzio?
In linea generale, la legge prevede termini differenti a seconda del tipo di separazione.
Nel caso della separazione giudiziale, il termine ordinariamente rilevante è di 12 mesi dalla comparizione dei coniugi davanti al giudice nella procedura di separazione.
Per la separazione consensuale il termine è invece di 6 mesi.
La possibilità di cumulare le domande deve comunque essere valutata con il proprio avvocato in relazione alla situazione concreta.
Perché è importante preparare bene una separazione giudiziale?
In una separazione giudiziale non è sufficiente raccontare cosa è accaduto.
Occorre stabilire:
cosa chiedere, perché chiederlo e come provarlo.
Prima di iniziare il procedimento è quindi utile ricostruire con precisione:
situazione familiare;
esigenze dei figli;
redditi;
patrimonio;
spese familiari;
proprietà immobiliari;
rapporti bancari;
eventuali debiti;
eventi che hanno determinato la crisi;
prove disponibili.
Una corretta impostazione iniziale può evitare richieste poco realistiche e consentire di concentrare il procedimento sulle questioni realmente importanti.
FAQ – Separazione giudiziale
Posso separarmi anche se mio marito o mia moglie non vuole?
Sì. Il consenso dell'altro coniuge non è necessario per ottenere la separazione giudiziale.
Devo dimostrare che l'altro coniuge ha delle colpe?
No. Per chiedere la separazione non è necessario dimostrare una colpa dell'altro coniuge. La questione è diversa se viene richiesta anche la dichiarazione di addebito.
Chi chiede la separazione deve lasciare la casa?
Non automaticamente. La gestione della casa familiare dipende dalla situazione concreta e, soprattutto in presenza di figli, dalla tutela delle loro esigenze.
La madre ottiene sempre la casa familiare?
No. Non esiste una regola che assegni automaticamente la casa alla moglie o alla madre. La decisione è principalmente collegata all'interesse dei figli.
I figli vengono affidati automaticamente alla madre?
No. La regola generale è l'affidamento condiviso, salvo che ricorrano ragioni che giustifichino una soluzione diversa.
Il mantenimento è sempre dovuto?
No. Deve essere valutata la situazione economica concreta dei coniugi e, separatamente, devono essere determinate le rispettive responsabilità nel mantenimento dei figli.
Se mio marito o mia moglie mi ha tradito posso chiedere l'addebito?
È possibile chiedere l'addebito, ma il tradimento non lo determina automaticamente. Occorre valutare se l'infedeltà abbia avuto un'effettiva incidenza causale sulla crisi matrimoniale.
Posso trovare un accordo dopo aver iniziato la causa?
Sì. È possibile raggiungere un accordo anche durante il procedimento.
Serve un avvocato?
Sì. Il procedimento giudiziale di separazione richiede l'assistenza di un avvocato.
Posso chiedere anche il divorzio?
La normativa processuale oggi consente di proporre, nel procedimento di separazione, anche la domanda di divorzio, che diventerà procedibile quando saranno maturati i relativi presupposti.
Conclusioni
La separazione giudiziale non è semplicemente una causa tra due coniugi.
Le decisioni adottate possono incidere per anni sulla vita della famiglia: figli, casa, mantenimento, patrimonio e rapporti economici.
Per questo è importante evitare sia decisioni impulsive sia strategie inutilmente conflittuali.
Prima di iniziare il procedimento è opportuno comprendere quali richieste siano realmente sostenibili, quali documenti siano necessari e quali prove possano essere utilizzate.
Una separazione preparata correttamente permette di affrontare il procedimento con maggiore consapevolezza e di tutelare meglio sia i propri interessi sia quelli dei figli.
Devi affrontare una separazione?
Lo Studio Legale Giovannoni & Bettella di Padova assiste nelle procedure di separazione consensuale e giudiziale, con particolare attenzione alla tutela dei figli, alla casa familiare, agli assegni di mantenimento e agli aspetti patrimoniali della crisi coniugale.
Un primo esame della situazione consente di comprendere quali soluzioni siano concretamente percorribili e quale strategia sia più adatta al caso specifico.
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