Divorzio giudiziale: cosa fare quando non si trova un accordo
- Silvia Bettella

- 13 ore fa
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Quando un matrimonio è ormai finito ma marito e moglie non riescono a trovare un accordo sulle condizioni del divorzio, non significa che si debba rimanere sposati.
In questi casi è possibile chiedere il divorzio giudiziale, cioè iniziare una causa davanti al Tribunale anche senza il consenso dell'altro coniuge.
È una situazione più frequente di quanto si possa pensare. Il contrasto può riguardare l'assegno divorzile, la casa familiare, i figli, le spese, il patrimonio oppure, semplicemente, uno dei coniugi può rifiutarsi di collaborare.
Una delle domande che ci viene rivolta più spesso è:
“Se mio marito o mia moglie non vuole divorziare, può impedirmelo?”
La risposta, in linea generale, è no.
Se esistono i presupposti previsti dalla legge, un coniuge può chiedere al Tribunale di pronunciare il divorzio anche contro la volontà dell'altro.
Quello che dovrà essere discusso davanti al giudice non è quindi necessariamente se divorziare, ma soprattutto a quali condizioni.
Vediamo come funziona.
Cos'è il divorzio giudiziale
Quando si può chiedere
Differenza tra divorzio giudiziale e divorzio congiunto
Cosa succede se l'altro coniuge non vuole divorziare
Come inizia il procedimento
Cosa decide il giudice
La sentenza di Stato di "divorziato/a"
Divorzio giudiziale e figli
Casa familiare
Assegno divorzile
Patrimonio, redditi e accertamenti economici
Quanto dura un divorzio giudiziale
Quanto costa
È possibile raggiungere un accordo durante la causa?
Separazione e divorzio possono essere chiesti insieme?
Quali documenti servono
Errori da evitare
FAQ sul divorzio giudiziale
Cos'è il divorzio giudiziale
Il divorzio giudiziale, chiamato spesso anche divorzio contenzioso, è il procedimento utilizzato quando i coniugi non hanno raggiunto un accordo sulle condizioni del divorzio.
Può essere iniziato anche da uno solo dei coniugi.
Non occorre quindi che marito e moglie siano entrambi d'accordo nel porre fine al matrimonio.
La legge italiana distingue tecnicamente tra:
scioglimento del matrimonio, se il matrimonio è stato celebrato con rito civile;
cessazione degli effetti civili del matrimonio, se il matrimonio è stato celebrato con rito religioso e trascritto nei registri dello stato civile.
Per chi affronta concretamente la separazione, tuttavia, il risultato è sostanzialmente lo stesso: con il divorzio viene meno definitivamente il vincolo matrimoniale civile.
Il procedimento è disciplinato dalla legge n. 898/1970 e dalle norme sul nuovo rito della famiglia introdotte nel codice di procedura civile.
Quando si può chiedere il divorzio giudiziale?
Nella maggior parte dei casi il presupposto è una precedente separazione.
La legge sul cosiddetto divorzio breve ha ridotto notevolmente i tempi che devono trascorrere prima di poter chiedere il divorzio.
Dopo una separazione giudiziale
In linea generale, il divorzio può essere chiesto quando la separazione si è protratta ininterrottamente per almeno 12 mesi.
Dopo una separazione consensuale
Il termine è invece generalmente di 6 mesi.
La legge n. 55/2015 ha infatti ridotto a dodici mesi il periodo richiesto dopo la separazione giudiziale e a sei mesi quello successivo alla separazione consensuale.
Questi termini non significano necessariamente che si debba attendere la conclusione di ogni controversia economica nata tra i coniugi prima di iniziare il percorso verso il divorzio.
Per questo è importante valutare il singolo caso con attenzione.
Divorzio giudiziale e divorzio congiunto: qual è la differenza?
La differenza fondamentale non riguarda il risultato finale, ma il livello di accordo raggiunto tra i coniugi.
Divorzio congiunto
Si utilizza quando marito e moglie hanno già trovato un'intesa sulle principali condizioni, per esempio:
affidamento e collocamento dei figli;
tempi di permanenza con ciascun genitore;
mantenimento dei figli;
eventuale assegno divorzile;
assegnazione della casa familiare;
altre questioni economiche.
Il procedimento è normalmente più rapido e meno conflittuale.
Divorzio giudiziale
È invece necessario quando l'accordo manca su una o più questioni importanti.
Sarà quindi il giudice, dopo aver esaminato le richieste delle parti e la documentazione prodotta, a stabilire le condizioni del divorzio.
Se mio marito o mia moglie non vuole divorziare, può impedirlo?
È probabilmente il dubbio più importante per chi si trova in questa situazione.
No, il semplice rifiuto dell'altro coniuge non può impedire indefinitamente il divorzio.
Se sono maturati i presupposti stabiliti dalla legge, un coniuge può presentare il ricorso anche senza il consenso dell'altro.
L'altro coniuge potrà:
costituirsi nel procedimento;
contestare le richieste economiche;
formulare proprie domande;
discutere delle condizioni relative ai figli;
contestare determinate ricostruzioni patrimoniali.
Ma non è sufficiente dire:
“Io non voglio divorziare”.
Il divorzio non richiede infatti il consenso permanente di entrambi i coniugi.
Come inizia un divorzio giudiziale?
Il procedimento viene iniziato con un ricorso presentato al Tribunale competente attraverso un avvocato.
Con la riforma Cartabia, i procedimenti relativi alla crisi della famiglia seguono un rito unitario disciplinato dagli articoli 473-bis e seguenti del codice di procedura civile.
Nel ricorso vengono indicate:
la storia familiare essenziale;
la precedente separazione;
l'eventuale presenza di figli;
le rispettive condizioni economiche;
le ragioni delle richieste formulate;
le condizioni che si chiede al giudice di stabilire.
Il ricorso viene quindi notificato all'altro coniuge, che potrà costituirsi con il proprio avvocato e presentare le proprie richieste.
Quale Tribunale è competente?
La competenza dipende anche dalla presenza di figli minorenni.
Il codice di procedura civile contiene specifiche regole per individuare il Tribunale competente nei procedimenti familiari.
In assenza di figli minori, in linea generale assume rilievo il luogo di residenza del coniuge contro cui viene proposta la domanda.
Se invece vi sono figli minorenni, la competenza viene individuata tenendo conto anche della loro residenza abituale.
Per chi vive a Padova o provincia, è quindi opportuno verificare concretamente la competenza territoriale prima del deposito del ricorso.
Cosa può decidere il giudice nel divorzio giudiziale?
Il divorzio non riguarda soltanto la cessazione del matrimonio.
In presenza di contrasto, il Tribunale può essere chiamato a decidere questioni che incidono profondamente sulla vita futura della famiglia.
Tra queste:
Figli
Il giudice può disciplinare:
affidamento;
collocamento prevalente;
tempi di permanenza presso ciascun genitore;
vacanze;
decisioni importanti riguardanti scuola, salute ed educazione;
mantenimento ordinario;
spese straordinarie.
Casa familiare
Può essere stabilito chi continuerà ad abitare nella casa familiare quando ricorrono i presupposti previsti dalla legge.
Assegno divorzile
Il giudice può riconoscere oppure negare un assegno a favore di uno degli ex coniugi.
Questioni economiche
Possono assumere rilievo:
redditi;
patrimonio;
immobili;
partecipazioni societarie;
investimenti;
capacità lavorativa;
disponibilità economiche effettive.
È proprio su questi aspetti che una causa di divorzio può diventare complessa.
– La sentenza sullo status: si può essere divorziati prima della fine della causa?
Una delle preoccupazioni più frequenti di chi affronta un divorzio giudiziale è che il mancato accordo con l’altro coniuge possa impedire, o ritardare per anni, il divorzio.
In realtà, non è necessariamente così.
Quando sussistono i presupposti per pronunciare il divorzio, il Tribunale può emettere una sentenza parziale sullo status, anche se restano ancora da decidere altre questioni controverse.
– Che cos’è la sentenza parziale di divorzio?
Con la sentenza sullo status il giudice pronuncia lo scioglimento del matrimonio civile oppure, nel caso di matrimonio celebrato con rito religioso e trascritto, la cessazione degli effetti civili del matrimonio.
Da quel momento, una volta passata in giudicato la pronuncia sullo status, il vincolo matrimoniale viene meno, anche se il processo può continuare per stabilire le altre condizioni del divorzio.
Possono infatti rimanere da decidere, ad esempio:
l’eventuale assegno divorzile;
le questioni economiche tra gli ex coniugi;
l’affidamento e il mantenimento dei figli;
l’assegnazione della casa familiare;
altre domande sulle quali non è stato raggiunto un accordo.
– Il conflitto sulle condizioni può quindi impedire il divorzio?
No, se sussistono i presupposti di legge per pronunciarlo.
Questo è un aspetto particolarmente importante del divorzio giudiziale: un coniuge non può impedire all’altro di ottenere il divorzio semplicemente rifiutandosi di raggiungere un accordo sulle condizioni economiche o familiari.
Il giudice può definire prima la questione relativa allo status e lasciare che il procedimento prosegua per risolvere le questioni ancora controverse.
In concreto, quindi, è possibile essere già divorziati mentre la causa continua su assegno divorzile, figli o altre questioni economiche.
– Perché la sentenza sullo status può essere importante?
Ottenere la pronuncia sullo status senza attendere la conclusione dell’intero contenzioso può avere conseguenze molto rilevanti.
Una volta divenuta definitiva la sentenza di divorzio, infatti, cessano gli effetti del vincolo matrimoniale e ciascun ex coniuge può, ad esempio, contrarre un nuovo matrimonio, senza dover attendere che vengano definite tutte le altre questioni ancora oggetto di causa.
Per questo, soprattutto nei divorzi caratterizzati da forti contrasti economici o patrimoniali, è importante valutare con il proprio avvocato se vi siano le condizioni per ottenere rapidamente una pronuncia sullo status.
In sintesi: il divorzio giudiziale può continuare anche dopo la pronuncia del divorzio. Il Tribunale può prima definire lo status dei coniugi e successivamente decidere sulle questioni economiche, patrimoniali e familiari ancora controverse.
Divorzio giudiziale con figli: cosa succede?
Quando ci sono figli, il centro della decisione del giudice non è il conflitto tra marito e moglie.
È l'interesse dei figli.
Il principio di riferimento resta quello della bigenitorialità: il figlio ha diritto, per quanto possibile e compatibilmente con il suo interesse, a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori.
Questo non significa però che il tempo trascorso con ciascun genitore debba essere matematicamente identico.
Il giudice valuta concretamente:
età dei figli;
organizzazione scolastica;
distanza tra le abitazioni;
impegni lavorativi dei genitori;
precedenti modalità di cura;
capacità genitoriali;
eventuali situazioni di grave conflittualità;
esigenze specifiche del minore.
Il figlio può essere ascoltato?
In determinate condizioni, sì.
La legge attribuisce particolare importanza all'ascolto del minore che abbia compiuto dodici anni e anche di età inferiore quando sia capace di discernimento.
L'ascolto non significa però che il figlio debba “scegliere” tra mamma e papà.
La responsabilità della decisione rimane del giudice.
Chi paga il mantenimento dei figli dopo il divorzio?
La fine del matrimonio non fa venir meno gli obblighi dei genitori nei confronti dei figli.
Entrambi devono contribuire al loro mantenimento in proporzione:
alle rispettive risorse economiche;
alla capacità lavorativa;
alle esigenze dei figli;
ai tempi di permanenza presso ciascun genitore;
al contributo di cura prestato direttamente.
Il giudice può quindi prevedere un assegno periodico a carico di uno dei genitori.
A questo possono aggiungersi le spese straordinarie, come determinate spese sanitarie, scolastiche, sportive o formative.
A chi viene assegnata la casa familiare?
Una convinzione ancora molto diffusa è che la casa venga automaticamente assegnata al coniuge economicamente più debole.
Non è così.
La disciplina dell'assegnazione della casa familiare è collegata soprattutto alla tutela dei figli e alla conservazione del loro ambiente domestico.
Per questo motivo la proprietà dell'immobile e l'assegnazione della casa sono due questioni differenti.
Per esempio, un immobile potrebbe essere di proprietà esclusiva di un coniuge ma essere temporaneamente assegnato all'altro se presso quest'ultimo vivono stabilmente i figli e sussistono i presupposti previsti dalla legge.
È quindi sbagliato confondere:
proprietà dell'immobile
con
diritto di abitare nella casa familiare.
Cos'è l'assegno divorzile?
Uno dei punti che generano maggiore conflitto è l'eventuale assegno divorzile.
Non esiste però un diritto automatico all'assegno semplicemente perché uno dei coniugi guadagna meno dell'altro.
Il giudice deve compiere una valutazione complessiva.
La Corte di Cassazione ha chiarito che l'assegno può avere una funzione:
assistenziale;
compensativa;
perequativa.
Tra gli elementi che possono assumere rilievo vi sono:
condizioni economiche di entrambi;
durata del matrimonio;
età degli ex coniugi;
capacità lavorativa;
patrimonio;
contributo dato alla vita familiare;
eventuali rinunce o sacrifici professionali compiuti durante il matrimonio.
Un esempio frequente è quello del coniuge che, per molti anni, abbia ridotto o abbandonato la propria attività professionale per dedicarsi prevalentemente alla famiglia e ai figli.
Questa circostanza può avere un peso nella valutazione giudiziale, ma non produce automaticamente il diritto a un assegno.
Ogni situazione deve essere esaminata singolarmente.
Quanto conta il patrimonio dei coniugi?
Molto.
Uno degli aspetti più delicati del divorzio giudiziale riguarda spesso la ricostruzione della reale situazione economica delle parti.
Non conta soltanto lo stipendio mensile.
Possono avere rilievo anche:
immobili;
conti correnti;
investimenti;
partecipazioni societarie;
redditi da locazione;
disponibilità finanziarie;
tenore di vita effettivo;
capacità professionale;
utilità economiche indirette.
Per questo, nei procedimenti di divorzio, le parti devono fornire una documentazione economico-patrimoniale particolarmente completa.
Il nuovo rito della famiglia attribuisce grande importanza alla trasparenza patrimoniale.
Tentare di nascondere redditi o beni può quindi rivelarsi una strategia estremamente controproducente.
Il giudice può fare accertamenti sui redditi?
Quando esistono dubbi sulla situazione economica dichiarata da uno dei coniugi, il Tribunale dispone di strumenti per approfondire la questione.
La valutazione non si limita necessariamente alla dichiarazione dei redditi.
Possono assumere rilievo anche elementi incompatibili con i redditi formalmente dichiarati, per esempio:
immobili di valore;
automobili costose;
frequenti viaggi;
investimenti;
movimentazioni finanziarie;
disponibilità di società;
spese significative.
Per questo, soprattutto nei divorzi con patrimoni complessi, è essenziale preparare la causa sin dall'inizio con una corretta strategia documentale.
Quanto dura un divorzio giudiziale?
Non esiste una durata identica per tutti i procedimenti.
Un divorzio giudiziale può richiedere più tempo di un divorzio congiunto perché il Tribunale deve risolvere le questioni sulle quali marito e moglie non riescono a trovare un accordo.
La durata dipende soprattutto:
dal numero delle questioni controverse;
dalla presenza di figli;
dalla necessità di assumere prove;
dalla complessità patrimoniale;
dall'eventuale necessità di approfondimenti tecnici;
dal comportamento processuale delle parti;
dal carico di lavoro del Tribunale.
Per questo motivo indicare online un numero preciso di mesi sarebbe poco serio.
Una causa con una sola questione economica circoscritta è molto diversa da un procedimento nel quale vi siano contemporaneamente controversie su figli, immobili, società e assegno divorzile.
È possibile ottenere il divorzio prima che siano decise tutte le questioni economiche?
In determinate situazioni il processo può consentire di distinguere la decisione sullo status, cioè sulla cessazione del matrimonio, dalle ulteriori questioni ancora controverse.
È un aspetto molto importante.
Significa che la complessità delle discussioni economiche non deve necessariamente impedire per anni la cessazione formale del vincolo matrimoniale.
La possibilità concreta deve però essere valutata dal legale sulla base del procedimento e delle questioni effettivamente controverse.
Quanto costa un divorzio giudiziale?
Non esiste un costo professionale uguale per ogni causa.
Il compenso dell'avvocato dipende principalmente dalla complessità del procedimento.
Un divorzio nel quale si discute soltanto di un assegno è molto diverso da una causa che coinvolge contemporaneamente:
figli;
immobili;
società;
patrimoni importanti;
accertamenti finanziari;
richieste istruttorie;
consulenze tecniche.
Oltre al compenso professionale devono essere considerate le spese vive del procedimento, tra cui il contributo unificato previsto dalla legge.
Prima di iniziare la causa è quindi opportuno chiedere al proprio avvocato un preventivo il più possibile chiaro.
È possibile trovare un accordo dopo l'inizio del divorzio giudiziale?
Assolutamente sì.
Il fatto di avere iniziato un procedimento giudiziale non significa che i coniugi siano obbligati a combattere fino alla sentenza.
Un accordo può essere raggiunto anche durante la causa.
Anzi, in molti casi è proprio il procedimento giudiziario a consentire alle parti di comprendere meglio:
quali richieste siano realistiche;
quali siano i rischi della causa;
quali elementi economici possano essere provati;
quali soluzioni siano più adeguate per i figli.
Un buon avvocato matrimonialista non deve alimentare il conflitto.
Deve sapere essere fermo quando occorre tutelare il cliente, ma anche riconoscere quando un accordo equilibrato è più vantaggioso di anni di contenzioso.
Separazione e divorzio possono essere chiesti nello stesso procedimento?
Una delle novità più rilevanti della riforma Cartabia è la possibilità, nei casi previsti dalla legge, di proporre nello stesso procedimento anche la domanda di divorzio insieme a quella di separazione.
Il codice di procedura civile prevede infatti il cumulo delle domande di separazione e divorzio.
La domanda di divorzio diventerà procedibile quando:
sarà trascorso il termine stabilito dalla legge;
sarà passata in giudicato la decisione sulla separazione.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28727 del 16 ottobre 2023, ha inoltre riconosciuto l'ammissibilità del cumulo anche nel procedimento su domanda congiunta.
Questa possibilità può evitare, in determinate situazioni, di iniziare due procedimenti completamente separati.
Non è però una soluzione da applicare automaticamente in ogni caso: deve essere valutata sulla base della situazione familiare concreta.
Quali documenti servono per un divorzio giudiziale?
La documentazione varia in base alla situazione concreta.
Generalmente possono essere necessari:
certificazione relativa al matrimonio;
precedente sentenza o verbale di separazione;
documenti relativi alla residenza e alla composizione familiare;
dichiarazioni dei redditi;
documentazione patrimoniale;
documenti relativi agli immobili;
documentazione delle spese sostenute per i figli;
eventuali contratti di mutuo;
documentazione bancaria o societaria rilevante.
Quando esistono figli minori o controversie economiche importanti, è utile raccogliere la documentazione prima di iniziare la causa.
Cinque errori da evitare prima di iniziare un divorzio giudiziale
1. Usare i figli come strumento di pressione
I conflitti tra adulti non devono diventare conflitti tra genitori e figli.
Messaggi, comportamenti o decisioni che coinvolgono impropriamente i figli possono avere conseguenze molto negative, non soltanto sul piano personale ma anche nella valutazione giudiziale.
2. Nascondere redditi o patrimonio
L'idea di rendersi artificialmente “più poveri” prima del divorzio può creare problemi molto seri.
La situazione economica viene valutata nel suo complesso.
3. Svuotare conti o trasferire beni senza prima chiedere consiglio
Operazioni patrimoniali compiute nel momento della crisi matrimoniale possono diventare oggetto di contestazione.
Prima di prendere decisioni importanti è opportuno parlarne con un avvocato.
4. Scrivere messaggi impulsivi
WhatsApp, e-mail e altri messaggi possono diventare documenti prodotti in giudizio.
Durante un conflitto familiare è quindi consigliabile comunicare con lucidità.
5. Iniziare la causa senza una strategia
Presentare molte domande non significa necessariamente tutelarsi meglio.
Una buona strategia distingue ciò che è realmente importante da ciò che rischia soltanto di aumentare costi, tempi e conflittualità.
FAQ SEO SUL DIVORZIO GIUDIZIALE
Si può divorziare se l'altro coniuge non è d'accordo?
Sì. Se esistono i presupposti previsti dalla legge, un coniuge può chiedere il divorzio giudiziale anche senza il consenso dell'altro.
Quanto tempo deve passare dalla separazione per chiedere il divorzio?
In linea generale, il termine è di 12 mesi in caso di separazione giudiziale e di 6 mesi in caso di separazione consensuale, secondo quanto previsto dalla disciplina sul divorzio breve.
Nel divorzio giudiziale bisogna aspettare la fine della causa per essere divorziati?
No. Quando sussistono i presupposti di legge, il Tribunale può pronunciare una sentenza parziale sullo status, dichiarando lo scioglimento del matrimonio o la cessazione dei suoi effetti civili. Il procedimento può poi proseguire per decidere sulle questioni ancora controverse, come assegno divorzile, figli e aspetti economici.
Serve sempre un avvocato per il divorzio giudiziale?
Sì. Il procedimento giudiziale davanti al Tribunale richiede l'assistenza di un avvocato.
Chi decide l'affidamento dei figli?
Se i genitori non trovano un accordo, decide il giudice tenendo come criterio fondamentale l'interesse dei figli.
La casa resta sempre alla moglie?
No. L'assegnazione della casa familiare non dipende automaticamente dal sesso del coniuge né dalla proprietà dell'immobile. Assume particolare rilievo l'interesse dei figli conviventi.
Chi guadagna di più deve sempre pagare un assegno divorzile?
No. La differenza di reddito, da sola, non determina automaticamente il diritto all'assegno. Il Tribunale valuta numerosi elementi, tra cui patrimonio, durata del matrimonio, contributo dato alla famiglia, età e capacità lavorativa.
Quanto dura una causa di divorzio giudiziale?
Dipende dalla complessità del caso. Le controversie limitate a poche questioni possono avere tempi molto diversi da quelle che coinvolgono figli, patrimoni complessi, società o accertamenti economici.
Si può trasformare un divorzio giudiziale in consensuale?
Sì. I coniugi possono trovare un accordo anche dopo l'inizio della causa e chiedere che il procedimento prosegua sulla base delle condizioni concordate, secondo le modalità applicabili al caso concreto.
Posso chiedere il divorzio anche se il mio ex non risponde?
Il mancato interesse dell'altro coniuge o il suo rifiuto di collaborare non impediscono automaticamente la prosecuzione del procedimento, purché siano rispettate le regole processuali e di notificazione.
Cosa succede se il mio ex nasconde i redditi?
Il giudice può valutare la situazione economica complessiva e, quando ne ricorrono i presupposti, disporre gli approfondimenti consentiti dalla legge. Per questo è importante segnalare al proprio avvocato ogni elemento concreto che possa dimostrare una capacità economica diversa da quella dichiarata.
Conclusioni
Il divorzio giudiziale non deve essere considerato necessariamente una dichiarazione di guerra all'altro coniuge.
È lo strumento previsto dalla legge quando un accordo non è possibile.
Consente a ciascun coniuge di ottenere la cessazione definitiva del matrimonio e, nello stesso tempo, permette al giudice di stabilire le condizioni necessarie per regolare i rapporti familiari ed economici dopo il divorzio.
La fase più importante viene però spesso prima del deposito del ricorso.
Occorre capire:
quali richieste siano realmente sostenibili;
quali documenti raccogliere;
quali siano i rischi economici;
come tutelare i figli;
quali questioni possano essere negoziate;
su quali punti sia invece necessario chiedere una decisione al Tribunale.
Una strategia costruita correttamente all'inizio può evitare errori difficili da correggere durante il procedimento.
Devi affrontare un divorzio e non riesci a trovare un accordo?
Se il rapporto matrimoniale è terminato ma esistono contrasti su figli, casa, mantenimento, assegno divorzile o patrimonio, è utile analizzare la situazione prima di iniziare il procedimento.
Lo Studio Legale Giovannoni & Bettella di Padova assiste i coniugi nei procedimenti di separazione e divorzio, valutando sia le possibilità di accordo sia, quando necessario, la tutela giudiziale.
Puoi contattare lo Studio per esaminare il tuo caso e capire quale percorso sia più adatto alla tua situazione.






















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