SCOUTING

Tra gli appassionati di sport, e soprattutto di calcio, ci si chiede come faccia quel giocatore ormai sopravvalutato, finito o perennemente infortunato ad ottenere contratti via via più vantaggiosi. I “profani” in generale si chiedono come sia possibile che dei ragazzi che corrono dietro a un pallone possano, nei migliori dei casi, percepire stipendi milionari.

La risposta a certi quesiti, (come in molti altri campi della vita) è avere un buon agente.

Ebbene sì, con l’ avvento della professione di procuratore sportivo, negli anni ottanta, il mondo dello sport, non è più lo stesso.

Non è un caso che se fino alla prima metà degli anni ’80 i più grandi calciatori europei guadagnavano come un normale manager, oggi gli stessi hanno un reddito superiore alla media di qualunque professionista di alto livello.

Il mestiere del procuratore sportivo genera nell’animo del tifoso curiosità ed ammirazione, tanti ragazzi vorrebbero intraprendere tale carriera ma c’ è poca informazione riguardo i compiti che svolge un intermediario sportivo e le modalità di accesso a questa professione.

Ho deciso  per caso di diventare agente sportivo perchè mi permette di stare nel mondo dello sport, che è la mia passione, e quindi, non lo reputo un lavoro.

Nel calcio l’ iscrizione all’ albo dei cosiddetti agenti FIFA è diventata libera. Tuttavia, per operare nel mercato è imprescindibile la conoscenza tecnica e normativa del diritto sportivo.

Se si ambisce a lavorare ad alti livelli, questioni come l’inquadramento fiscale della singola operazione devono essere facilmente comprensibili. Non devono mai mancare comunque la capacità di sapere trovare i contatti giusti e non per ultimo la conoscenza tecnica del gioco. Sembra scontato ma non lo è.

Il  lavoro dell’agente si può dividere in due fasi. La prima consiste nello scouting, cioè osservare nuovi giocatori da mettere sotto contratto e monitorare le prestazioni tecniche di quelli già assistiti.

La seconda ovviamente, è il collocamento nei vari mercati di questi giocatori, cercando per ognuno di ottenere le migliori condizioni economiche ma anche ambientali (un allenatore conosciuto, città gradita alla famiglia ecc.., ndr).

Molti agenti, soprattutto quelli legati a società multinazionali, delegano lo scouting a degli osservatori professionisti. Per quanto mi riguarda osservare i giocatori non fa mai male, ti permette di conoscere a fondo chi si propone alle società. E’ inoltre una garanzia per la tua reputazione; In un mondo così competitivo una valutazione sbagliata di un atleta rischia di metterti in cattiva luce nell’ intero ambiente. Io cerco di avere nel mio parco giocatori un alto numero di giovani, che sono quelli più richiesti.

Il lavoro di agente ti impone al giorno d’ oggi di essere procuratore, psicologo ed amico del giocatore.

Negli anni Ottanta e Novanta la funzione di intermediazione la faceva da padrona, ci si limitava ad ottenere le migliori condizioni contrattuali dell’assistito.

Col passare del tempo i ragazzi hanno sempre più distrazioni e si ha bisogno di parecchia forza mentale per tenere costantemente motivato il giovane e far sì che sia sempre professionale nei comportamenti dentro e fuori il campo da gioco.

Il supporto umano non deve mai mancare, ma tuttavia bisogna ricordare che tra calciatore ed agente vi è sempre un rapporto professionale.

 

Sono convinto che  la bravura di un giocatore non si misura solo con il tasso tecnico, ma sono indispensabili forza mentale e propensione al sacrificio.