Concessione abusiva di credito: quando la banca risponde dei danni all’impresa

Aggiornamento: 24 ott
Aggiornamento: 24 ottobre 2026.
Verifica della disciplina nel 2026
La valutazione della responsabilità dell’impresa finanziata deve essere distinta dal merito creditizio nei finanziamenti al consumatore. Per la posizione concreta occorre ricostruire informazioni disponibili alla banca, prospettive di risanamento e danno causalmente collegato, coordinando i precedenti con il Codice della crisi e la procedura applicabile.
Una banca può essere chiamata a rispondere dei danni provocati da un finanziamento concesso a un’impresa già in crisi? La risposta è sì, ma a determinate condizioni. Non ogni finanziamento rischioso è illecito e non ogni successivo fallimento comporta una responsabilità dell’istituto di credito.
La questione è stata affrontata dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 18610 del 30 giugno 2021, che ha chiarito i presupposti della concessione abusiva di credito e la possibilità per il curatore di agire nei confronti della banca.
Quando il finanziamento diventa abusivo
La concessione abusiva di credito si verifica quando una banca concede nuova finanza, oppure mantiene linee di credito già esistenti, a favore di un’impresa in condizioni di grave difficoltà economico-finanziaria, senza concrete prospettive di superamento della crisi, violando con dolo o colpa i doveri di prudenza professionale.
Il problema non è il finanziamento in sé. Anche un’impresa in difficoltà può avere bisogno di liquidità per ristrutturarsi e proseguire l’attività. La distinzione dipende soprattutto dalla ragionevolezza della valutazione compiuta dalla banca al momento della concessione del credito.
Se esistono prospettive concrete di risanamento, sostenute da informazioni attendibili, il finanziamento può rappresentare una scelta imprenditoriale legittima. Diversamente, il credito potrebbe consentire soltanto la prosecuzione artificiosa di un’attività destinata ad aggravare le perdite.
La responsabilità della banca secondo la Cassazione
Con l’ordinanza n. 18610/2021, la Cassazione ha riconosciuto che la banca può essere responsabile quando, attraverso una concessione imprudente del credito, contribuisce all’aggravamento del dissesto dell’impresa.
Occorre tuttavia dimostrare non soltanto l’irregolarità della condotta bancaria, ma anche l’effettiva esistenza di un danno e il collegamento causale tra il finanziamento e l’aggravamento della situazione patrimoniale. Non basta, dunque, affermare che la banca abbia finanziato un’impresa successivamente assoggettata a una procedura concorsuale.
Chi può chiedere il risarcimento
Un aspetto particolarmente importante della pronuncia riguarda la legittimazione del curatore. La Cassazione ha riconosciuto che il curatore può agire nei confronti della banca quando la concessione abusiva del credito abbia provocato un danno al patrimonio dell’impresa, riducendo la garanzia patrimoniale comune dei creditori prevista dall’art. 2740 c.c.
Occorre distinguere tale pregiudizio dai danni individuali eventualmente subiti da singoli creditori, che richiedono una valutazione autonoma. La responsabilità dell’istituto finanziatore può inoltre concorrere con quella degli amministratori della società, secondo le regole applicabili al caso concreto.
Quali elementi devono essere provati
La domanda risarcitoria richiede un’attenta ricostruzione della situazione economica dell’impresa e del comportamento della banca. Assumono particolare importanza i bilanci e la documentazione contabile, l’andamento dell’indebitamento e dei flussi finanziari, le informazioni disponibili alla banca al momento dell’erogazione, le effettive prospettive di risanamento e l’eventuale incremento del dissesto riconducibile alla prosecuzione dell’attività.
L’accertamento del nesso causale è decisivo. La semplice successione temporale tra finanziamento e insolvenza non è sufficiente a dimostrare la responsabilità della banca.
Il finanziamento abusivo è automaticamente nullo?
La distinzione tra invalidità del contratto e responsabilità risarcitoria è stata ribadita anche dalla giurisprudenza successiva. In particolare, Cass. civ., sez. I, n. 19276 dell’11 giugno 2026 ha escluso che la violazione delle regole di sana e prudente gestione comporti, di per sé, la nullità del finanziamento.
La condotta bancaria può quindi avere conseguenze risarcitorie senza determinare automaticamente l’invalidità del contratto. La nullità richiede presupposti ulteriori, da verificare specificamente, anche quando la stipulazione del contratto integri una fattispecie penalmente rilevante.
Concessione abusiva di credito e Codice della crisi d’impresa
L’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza ha modificato il quadro normativo delle procedure concorsuali e degli strumenti di regolazione della crisi. Rimane centrale la necessità di distinguere il sostegno finanziario ragionevolmente destinato al risanamento dall’erogazione imprudente che contribuisce all’aggravamento del dissesto.
La valutazione deve sempre considerare la disciplina applicabile al momento dei fatti, le caratteristiche del finanziamento e le informazioni concretamente disponibili all’istituto di credito.
Quando è opportuno esaminare il comportamento della banca
Nelle controversie relative a imprese entrate in crisi, l’esame dei rapporti bancari può essere importante per ricostruire le cause dell’aggravamento dell’esposizione debitoria. Non significa che ogni finanziamento concesso in una situazione difficile sia illegittimo. Significa, piuttosto, che il comportamento della banca deve essere valutato sulla base di dati economici, documentazione contrattuale e concrete prospettive dell’impresa.
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Riferimenti giurisprudenziali: Cass. civ., sez. I, 30 giugno 2021, n. 18610; Cass. civ., sez. I, 11 giugno 2026, n. 19276.























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