top of page

Prescrizione delle rimesse bancarie: versamenti solutori e ripristinatori

Immagine del redattore: Umberto Giovannoni
Umberto Giovannoni
4 ago 2020
Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 24 ott

Quando un correntista chiede alla banca la restituzione di interessi o commissioni non dovuti, la prescrizione può incidere sulle somme recuperabili. Per comprenderne la decorrenza occorre distinguere i versamenti che costituiscono effettivi pagamenti da quelli che si limitano a ripristinare la disponibilità del conto affidato.

Il contributo originario, pubblicato il 4 agosto 2020 e firmato da Filomena Cosentino, avvocato delegato Adusbef, commentava Cass. civ., ordinanza 14 luglio 2020, n. 14958. Questo aggiornamento redazionale ne conserva il riferimento e chiarisce le conseguenze pratiche della distinzione tra rimesse solutorie e ripristinatorie.

Che cosa sono le rimesse solutorie

Una rimessa è solutoria quando il versamento eseguito sul conto estingue, in tutto o in parte, un debito verso la banca: ciò può avvenire, ad esempio, su un conto privo di affidamento oppure per la parte del versamento destinata a coprire un’esposizione oltre il limite del fido. La qualificazione richiede comunque di ricostruire il rapporto e le disponibilità effettive nel momento dell’operazione.

Che cosa sono le rimesse ripristinatorie

Nei conti assistiti da apertura di credito, i versamenti effettuati entro il limite dell’affidamento possono avere funzione soltanto ripristinatoria della provvista: non estinguono necessariamente un debito esigibile verso la banca, ma ricostituiscono la disponibilità utilizzabile dal correntista.

Quando decorre la prescrizione della ripetizione dell’indebito

Le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza n. 24418 del 2 dicembre 2010, hanno chiarito la differenza tra le due tipologie di rimessa. Per i pagamenti solutori il termine ordinario di prescrizione dell’azione di ripetizione decorre, in linea generale, dal singolo pagamento indebito; per le poste non pagate durante il rapporto ma confluite nel saldo finale, assume rilievo la chiusura del conto e il pagamento del relativo saldo, secondo la ricostruzione concreta.

La semplice presenza di un contratto di affidamento non permette di classificare ogni versamento come ripristinatorio. Occorre verificare l’esistenza e la misura del fido nel periodo considerato e confrontarle con i saldi correttamente ricostruiti.

L’eccezione di prescrizione proposta dalla banca

Cass., Sezioni Unite, n. 15895/2019 ha affrontato il contenuto dell’eccezione di prescrizione opposta dalla banca in una causa di ripetizione dell’indebito. Una volta ritualmente sollevata l’eccezione, spetta al giudice verificare, sulla base degli elementi acquisiti, quali pagamenti siano soggetti alla prescrizione e quando questa sia maturata.

La decisione della Cassazione n. 14958/2020

Nel caso commentato nel 2020, la banca contestava la decisione della Corte d’appello di Catania che non aveva esaminato la distinzione tra rimesse solutorie e ripristinatorie ai fini della prescrizione, ritenendola una questione nuova. La Cassazione ha accolto la censura e disposto il rinvio, sottolineando la necessità di accertare la decorrenza della prescrizione in relazione ai pagamenti concretamente effettuati.

Il caso dimostra perché non basta confrontare meccanicamente la data di apertura e quella di chiusura del conto: è necessario analizzare le singole operazioni rilevanti.

Quali documenti occorrono

Per verificare la prescrizione sono importanti il contratto di conto corrente, le aperture di credito e le loro variazioni, gli estratti conto, le date delle rimesse, la chiusura del rapporto e gli eventuali atti interruttivi della prescrizione. In mancanza della documentazione completa, la ricostruzione può diventare complessa e deve essere valutata secondo le regole sull’onere della prova.

Prescrizione e accertamento del saldo

La prescrizione dell’azione di ripetizione delle somme pagate indebitamente non coincide necessariamente con l’ammissibilità di una domanda di mero accertamento del saldo del conto ancora aperto. Le due questioni devono essere esaminate separatamente, considerando la domanda concretamente proposta e l’interesse ad agire.

Conclusioni

La distinzione tra rimesse solutorie e ripristinatorie è decisiva nelle controversie bancarie sulla restituzione di somme non dovute. La corretta verifica richiede la ricostruzione dei saldi, degli affidamenti e dei pagamenti, oltre all’esame degli atti eventualmente interruttivi.

Lo Studio Legale Giovannoni & Bettella di Padova si occupa di diritto bancario, conti correnti e controversie sulla ripetizione dell’indebito. Per una valutazione è opportuno raccogliere i contratti e gli estratti conto disponibili.

Riferimenti: Cass., Sezioni Unite, 2 dicembre 2010, n. 24418; Cass., Sezioni Unite, n. 15895/2019; Cass. civ., ordinanza 14 luglio 2020, n. 14958; artt. 2033 e 2946 c.c.

Approfondimenti collegati

Nota editoriale: contributo originario di Filomena Cosentino, avvocato delegato Adusbef, pubblicato il 4 agosto 2020; testo aggiornato e rielaborato dallo Studio Legale Giovannoni & Bettella.

 
 
 

Commenti


bottom of page