Negoziazione assistita e mala fede: quando si rischia una condanna

Aggiornamento: 24 ott
Aggiornamento: 24 ottobre 2026.
Aderire alla negoziazione assistita senza una reale disponibilità al confronto può essere valutato insieme alla successiva condotta processuale. Il mancato accordo, tuttavia, non dimostra da solo mala fede e non comporta automaticamente una condanna.
Che cosa prevede l’art. 4 del d.l. 132/2014
L’invito deve indicare l’oggetto della controversia e avvertire delle possibili conseguenze della mancata risposta entro trenta giorni o del rifiuto. Il giudice può valutarli ai fini delle spese e delle disposizioni richiamate dalla norma, tra cui l’art. 96 c.p.c. La valutazione riguarda il caso concreto.
Il precedente del Tribunale di Verona
L’articolo originario riportava l’ordinanza del 17 novembre 2015. In quella vicenda il giudice considerò la risposta oltre il termine, il difetto di poteri negoziali del difensore e l’assenza di iniziative conciliative, nel contesto delle difese svolte. Seguì una condanna aggiuntiva ex art. 96, terzo comma, c.p.c.
Il caso non introduce una tariffa per chi rifiuta una proposta né permette di trasferire automaticamente la stessa sanzione ad altre controversie. Occorre verificare il fondamento della pretesa, la condotta complessiva e i presupposti della responsabilità processuale aggravata.
Partecipare non significa dover accettare
La negoziazione richiede lealtà e buona fede, ma ciascuna parte può sostenere le proprie ragioni e rifiutare una soluzione non condivisa. L’esito negativo è compatibile con una partecipazione corretta. È utile distinguere il dissenso motivato da comportamenti meramente dilatori o abusivi.
Come gestire l’invito e i poteri del difensore
Occorre verificare ricezione e scadenze, individuare la parte legittimata e conferire poteri adeguati agli atti da compiere. La procura alle liti non deve essere confusa con ogni possibile potere di assumere impegni negoziali. La convenzione e l’eventuale accordo richiedono le forme e le sottoscrizioni previste.
Riservatezza e documentazione
Conserva invito, ricevute e attestazioni della procedura. Le dichiarazioni e informazioni acquisite nella negoziazione sono soggette a specifiche regole di riservatezza e utilizzabilità: prima di produrre comunicazioni nel giudizio successivo va verificato che ciò sia consentito.
Anche l’obbligatorietà del tentativo e il suo rapporto con la domanda giudiziale devono essere controllati in relazione alla materia. Una risposta tardiva o interlocutoria non va gestita presumendo che tutte le scadenze siano sospese.
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