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Mutuo usurario: capitale, interessi e importi ancora dovuti

Immagine del redattore: Umberto Giovannoni
Umberto Giovannoni
19 lug 2017
Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 24 ott

Aggiornamento: 24 ottobre 2026.


Quadro aggiornato al 2026


Il capitale erogato non viene cancellato dall’accertamento di usura. Per gli interessi bisogna stabilire quale patto sia usurario e quali somme siano state pagate: la sola mora illegittima non elimina i corrispettivi leciti.


La soglia va ricostruita con il decreto pertinente alla convenzione e con la maggiorazione media della mora quando prevista, secondo le Sezioni Unite n. 19597/2020. Non si applicano indistintamente percentuali attuali ai contratti più vecchi.


Servono contratto e variazioni, piano di ammortamento, quietanze, conteggi di mora ed eventuali atti giudiziari. Un ricalcolo deve spiegare voci incluse, periodi e risultati; la contestazione non sospende da sola le rate o l’esecuzione. Riferimenti: legge n. 108/1996; articolo 1815 c.c.; Cassazione, Sezioni Unite, n. 19597/2020.


Contributo originario e precedenti

Il testo che segue conserva il contributo pubblicato in precedenza. Gli orientamenti e i riferimenti temporali vanno letti alla luce delle precisazioni aggiornate riportate sopra.

Importante sentenza del Tribunale di Como (scaricabile) sull'usura del tasso di mora e la conversione forzosa del mutuo da oneroso a gratuito ex art. 1815 secondo comma

Invero, merita censura la mera pattuizione usuraria in contratto.

Con ciò il giudice di prime cure, richiamando l'indirizzo giurisprudenziale prevalente, sia di legittimità che di merito, secondo cui ai fini dell'usura rileva il momento in cui la clausola usuraria è convenuta in sede di stipula, dispone la non debenza di interessi, siano essi corrispettivi o moratori.

Il giudice comasco, quindi, sanziona la pattuizione usuraria del tasso moratorio con la nullità degli interessi ai sensi dell'art. 1815 secondo comma, ovvero ha previsto la conversione forzosa del mutuo da oneroso a gratuito.

In effetti la legge n. 108/1996 ha individuato un unico criterio ai fini dell'accertamento del carattere usurario degli interessi (la formulazione dell'art. 1, comma 3, ha valore assoluto in tal senso) che nel sistema era già presente, ovvero il principio di omogeneità di trattamento, pur nella diversità di funzione, sia degli interessi corrispettivi che di quelli moratori (come peraltro confermato da ultimo, da Cassazione Civile sez. 6, del 6 marzo 2017, n. 5598).

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