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La riforma del fallimento pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale





Decreto legislativo 12.09.2007 n° 169 , G.U. 16.10.2007

Possibilità per l'imprenditore fallito di iscriversi nuovamente al registro delle imprese con una diversa attività.

E' questa una delle novità della riforma fallimentare approvata il 7 settembre 2007 dal Consiglio dei Ministri che aggiorna il Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Legge fallimentare).

In particolare, il provvedimento modifica la precedente legge in materia di fallimento, concordato preventivo e liquidazione coatta amministrativa.

Tra le principali novità:

  • l'individuazione degli imprenditori soggetti al fallimento;

  • il coordinamento della disciplina del concordato preventivo con quella del concordato fallimentare;

  • l'estensione dell'esdebitazione alle procedure pendenti (la richiesta di esdebitazione può essere effettuata anche per i fallimenti già chiusi);

  • l'attenuazione del regime di responsabilità del comitato dei creditori;

  • l'iscrizione obbligatoria nel registro dei revisori contabili per i professionisti cui viene affidato l'incarico di verificare la relazione sul concordato preventivo e gli accordi di ristrutturazione;

  • l'estensione della transazione fiscale agli accordi di ristrutturazione dei debiti.

Le nuove norme entreranno in vigore a partire dal 1 gennaio 2008.


DECRETO LEGISLATIVO 12 Settembre 2007, n. 169

Disposizioni integrative e correttive al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, nonche' al decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5, in materia di disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa, ai sensi dell'articolo 1, commi 5, 5-bis e 6, della legge 14 maggio 2005, n. 80.

(GU n. 241 del 16-10-2007)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87, quinto comma, della Costituzione; Visto il regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, recante disciplina del fallimento, del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata e della liquidazione coatta amministrativa; Vista la legge 14 maggio 2005, n. 80, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, recante disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale. Deleghe al Governo per la modifica del codice di procedura civile in materia di processo di cassazione e di arbitrato nonche' per la riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali; Visto il decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5, recante riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali, ai sensi dell'articolo 1, comma 5, della legge 14 maggio 2005, n. 80; Visto, in particolare, l'articolo 1, comma 5-bis, della citata legge 14 maggio 2005, n. 80, inserito dal comma 3 dell'articolo 1 della legge 12 luglio 2006, n. 228, che prevede la possibilita' di emanare disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo n. 5 del 2006 e del regio decreto n. 267 del 1942; Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 15 giugno 2007; Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica; Esaminate le osservazioni formulate dalla Commissione giustizia del Senato della Repubblica e dalla Commissione giustizia della Camera dei deputati; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 7 settembre 2007; Sulla proposta del Ministro della giustizia e del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico;

Emana

il seguente decreto legislativo: Art. 1. Modifiche al Titolo I, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

  1. L'articolo 1, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e' sostituito dal seguente: "Art. 1 (Imprese soggette al fallimento e al concordato preventivo). - Sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori che esercitano una attività commerciale, esclusi gli enti pubblici. Non sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori di cui al primo comma, i quali dimostrino il possesso congiunto dei seguenti requisiti: a) aver avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di fallimento o dall'inizio dell'attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila; b) aver realizzato, in qualunque modo risulti, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell'istanza di fallimento o dall'inizio dell'attività se di durata inferiore, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila; c) avere un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila. I limiti di cui alle lettere a), b) e c) del secondo comma possono essere aggiornati ogni tre anni con decreto del Ministro della giustizia, sulla base della media delle variazioni degli indici ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati intervenute nel periodo di riferimento.".






Art. 2.

Modifiche al Titolo II, Capo I, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267

1. All'articolo 9-bis, primo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 le parole "La sentenza che dichiara l'incompetenza e' trasmessa" sono sostituite dalle seguenti: "Il provvedimento che dichiara l'incompetenza e' trasmesso". 2. All'articolo 10, secondo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, dopo le parole "salva la facolta", sono aggiunte le seguenti: "per il creditore o per il pubblico ministero". 3. All'articolo 14, primo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, le parole "tre anni" sono sostituite dalle seguenti: "tre esercizi". 4. L'articolo 15, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e' sostituito dal seguente: "Art. 15 (Procedimento per la dichiarazione di fallimento). - Il procedimento per la dichiarazione di fallimento si svolge dinanzi al tribunale in composizione collegiale con le modalita' dei procedimenti in camera di consiglio. Il tribunale convoca, con decreto apposto in calce al ricorso, il debitore ed i creditori istanti per il fallimento; nel procedimento interviene il pubblico ministero che ha assunto l'iniziativa per la dichiarazione di fallimento. Il decreto di convocazione e' sottoscritto dal presidente del tribunale o dal giudice relatore se vi e' delega alla trattazione del procedimento ai sensi del sesto comma. Tra la data della notificazione, a cura di parte, del decreto di convocazione e del ricorso e quella dell'udienza deve intercorrere un termine non inferiore a quindici giorni. Il decreto contiene l'indicazione che il procedimento e' volto all'accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento e fissa un termine non inferiore a sette giorni prima dell'udienza per la presentazione di memorie e il deposito di documenti e relazioni tecniche. In ogni caso, il tribunale dispone che l'imprenditore depositi i bilanci relativi agli ultimi tre esercizi, nonche' una situazione patrimoniale, economica e finanziaria aggiornata; puo' richiedere eventuali informazioni urgenti. I termini di cui al terzo e quarto comma possono essere abbreviati dal presidente del tribunale, con decreto motivato, se ricorrono particolari ragioni di urgenza. In tali casi, il presidente del tribunale puo' disporre che il ricorso e il decreto di fissazione dell'udienza siano portati a conoscenza delle parti con ogni mezzo idoneo, omessa ogni formalita' non indispensabile alla conoscibilita' degli stessi. Il tribunale puo' delegare al giudice relatore l'audizione delle parti. In tal caso, il giudice delegato provvede all'ammissione ed all'espletamento dei mezzi istruttori richiesti dalle parti o disposti d'ufficio. Le parti possono nominare consulenti tecnici. Il tribunale, ad istanza di parte, puo' emettere i provvedimenti cautelari o conservativi a tutela del patrimonio o dell'impresa oggetto del provvedimento, che hanno efficacia limitata alla durata del procedimento e vengono confermati o revocati dalla sentenza che dichiara il fallimento, ovvero revocati con il decreto che rigetta l'istanza. Non si fa luogo alla dichiarazione di fallimento se l'ammontare dei debiti scaduti e non pagati risultanti dagli atti dell'istruttoria prefallimentare e' complessivamente inferiore a euro trentamila. Tale importo e' periodicamente aggiornato con le modalita' di cui al terzo comma dell'articolo 1.".

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