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Avvocato e segreto professionale

Rimedi ed eccezioni al dovere di non divulgare notizie segrete e riservate del proprio cliente.

L’avvocato deve essere un po’ come il parroco confessore: gli si deve dire tutto. O quasi. Ma la verità (se davvero esiste) è che la gente si fida poco. Perché si teme, a volte, che il proprio difensore possa un giorno cambiare bandiera e utilizzare le informazioni ricevute a danno di quello che un tempo era il proprio cliente. Così non è; o meglio, non dovrebbe essere. Ma se anche fosse, esistono dei rimedi che, oltre al risarcimento del danno davanti al giudice, mirano a ottenere una condanna del professionista per il comportamento anti-deontologico. Si tratta, in particolare, dei procedimenti di responsabilità professionale avviati davanti al locale Consiglio dell’Ordine degli avvocati cui il cliente “tradito” può sempre rivolgersi.

Onde però evitare di accendere fuochi di paglia, vediamo con precisione quali sono gli obblighi relativi al segreto professionale dell’avvocato, previsti nel nuovo codice deontologico forense [1], che a questi ultimi dedica una norma apposita [2].

Anzi, numerose sentenze sanzionano l’avvocato che, in un giudizio di separazione inizialmente intrapreso come consensuale, ma poi sfociato in giudiziale, prima si sia posto come difensore di entrambe le parti e poi, fallito l’accordo, abbia finito per difenderne una sola di queste.

Se all’incontro tra cliente e avvocato partecipano anche i praticanti o i collaboratori di studio, il cliente non dovrebbe preoccuparsi. Infatti, in base al codice deontologico, l’avvocato deve adoperarsi affinché il rispetto del segreto professionale e del massimo riserbo sia osservato anche da parte dei suoi dipendenti, praticanti, consulenti e collaboratori, anche occasionali, in relazione a fatti e circostanze apprese nella loro qualità o per effetto dell’attività svolta. In altre parole, egli ha una responsabilità personale (deontologica) anche per il fatto dei terzi all’interno del suo studio, sempre che non dimostri di aver fatto il possibile per impedire la “fuga di notizie”.

Deroghe al segreto professionale

L’avvocato può derogare ai doveri di cui sopra qualora la divulgazione di quanto appreso sia necessaria:

a) per lo svolgimento dell’attività di difesa;

b) per impedire la commissione di un reato di particolare gravità;

c) per allegare circostanze di fatto in una controversia tra avvocato e cliente o parte assistita;

d) nell’ambito di una procedura disciplinare.

In ogni caso la divulgazione dovrà essere limitata a quanto strettamente necessario per il fine tutelato.

Così, per esempio, se il cliente dovesse dire al proprio assistito che in un dato giorno riceverà una grossa partita di armi, il legale sarebbe autorizzato a informarne le autorità pubbliche.

note

[1] Codice approvato dal Consiglio nazionale forense nella seduta del 31 gennaio 2014, pubblicato in GU Serie Generale n. 241 del 16-10-2014.

[2] Art. 28: “Riserbo e segreto professionale”.

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