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Testamento olografo: la prova della mancata autenticità grava su chi la contesta











La parte che contesta l’autenticità del testamento olografo deve proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura, e su di essa grava l’onere della relativa prova, secondo i principi generali dettati in tema di accertamento negativo. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, ordinanza 27 novembre 2018, n. 30706.


I fatti

Un uomo citava in giudizio i nipoti, figli del fratello germano premorto al comune padre, chiedendo di procedere alla divisione dei beni di suo padre, nonno dei convenuti. Si costituiva uno dei nipoti, deducendo che gli eredi avevano già provveduto, mediante un atto del settembre 1998, a dividere un bene immobile e, nel contempo, chiedeva la chiamata in causa della sorella e della madre per sentir dichiarare la loro indegnità a succedere al padre premorto, per aver occultato il vero testamento e confezionato atto di ultima volontà apocrifo.

L’evoluzione nei gradi di merito

Il Tribunale, dopo aver riunito le due cause, rigettava le domande mosse dal nipote dell’attore in via principale verso la madre e la germana, mentre, in accoglimento della domanda di divisione proposta dallo zio, assegnava le quote alle parti in causa. Il nipote propose appello attingendo sia le statuizioni afferenti le sue domande contro madre e sorella, sia alcune delle statuizioni afferenti la divisione dell’asse relitto dal nonno. La Corte rigettava le impugnazioni, confermando la prima sentenza e osservando che:


come tutte le doglianze mosse dall’appellante principale circa l’errata soluzione data alle questioni correlate alla nullità del testamento olografo del padre (secondo l’appellante falsificato da madre e sorella), dovevano ritenersi superate, in quanto lo stesso non aveva proposto la necessaria querela di falso per contestare l’olografia dello scritto;

in relazione al conguaglio per i beni mobili relitti dal nonno, non sussisteva prova di una loro divisione volontaria anteriore alla causa, né dell’incidenza di donazioni fatte in vita.


Il ricorso di legittimità

L’uomo ha adito la Corte di Cassazione, che tuttavia non ne ha condiviso le doglianze. Tra queste, il ricorrente:


aveva denunziato l’errore nel ritenere necessaria la proposizione della querela di falso per contestare l’olografia del testamento olografo, invece che ritenere sufficiente la mera contestazione dell’autografia con onere del soggetto processuale che si giova del documento, di promuovere l’incombente istruttorio della verificazione della scrittura privata;

aveva segnalato che l’autografia del testamento del padre che lo istituiva erede, avente data antecedente a quello di cui si erano giovate la sorella e la madre, non fosse stata contestata, di conseguenza detto documento ben poteva essere utilizzato poiché scrittura di comparazione.


La contestazione dell’autografia del testamento

I giudici di legittimità hanno rigettato le doglianze, nonostante l’esplicita dichiarazione di non condividere l’argomentazione giuridica esposta dalla Corte territoriale in forza della quale l’autografia del testamento olografo può esser contestata solamente proponendo querela di falso. I giudici ermellini chiariscono che detta opzione interpretativa risulta superata da un principio esposto dalle Sezioni Unite della medesima Corte (Corte di Cassazione, Sezioni Unite Civili, Sentenza 15 giugno 2015, n. 12307). Veniva infatti stabilito che per contestare l’autografia del testamento olografo non è necessaria la proposizione della querela di falso, bensì trattandosi di ordinaria azione di accertamento negativo, risulta onere della parte che afferma la falsità provare il suo assunto, sicché la verificazione della scrittura deve dalla stessa essere proposta e coltivata.

L’istanza di verificazione

Viene inoltre osservato che, nella specie, il ricorrente non aveva proposto l’apposita istanza di verificazione circa l’autografia del testamento del padre esibito dalla germana e dalla madre, e neppure aveva addotto in causa ulteriore prova al riguardo, pertanto la correzione della motivazione di rigetto, adottata in sede d’appello, delle sue doglianze, non gli giovava poiché, comunque, permaneva il rilevato difetto di prova circa l’asserto base della sua domanda, ossia che l’ultimo, come data di confezione, testamento del padre fosse falso.

L’orientamento ermeneutico

I giudici della II Sezione civile della Cassazione, attraverso le argomentazioni sopra riportate, confermano, in tal modo, quell’indirizzo ermeneutico secondo il quale la parte che contesta l’autenticità del testamento olografo deve proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura, e l’onere della relativa prova, conformemente ai principi generali dettati in tema di accertamento negativo, grava sulla parte medesima.

Cassazione civile, sez. II, ordinanza 27 novembre 2018, n. 30706

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