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Volo aereo risarcito il ritardo

Risarcibile non solo la cancellazione del volo ma anche il ritardo

Il Giudice di Pace di Lecce, con sentenza 31 maggio 2016, condanna una compagnia aerea a risarcire due passeggeri che lamentano un danno causato dal notevole ritardo accumulato dal loro volo. Il vettore viene chiamato a rispondere sia per il danno patrimoniale, che per quello non patrimoniale.

di Roberto Foffa - Avvocato in Brescia

Il Giudice di Pace di Lecce viene chiamato a decidere una causa promossa da due passeggeri che avevano sofferto un fortissimo ritardo, di circa dieci ore, su un volo intercontinentale (neppure particolarmente lungo, da Roma al Cairo).

La domanda degli attori trova accoglimento, sulla scorta delle seguenti considerazioni:

  • · il contratto di trasporto determina in capo alla compagnia aerea l'obbligo di “assicurare i tempi ed il conseguente arrivo a destinazione”;

  • · sui biglietti sono indicati orari di partenza ed arrivo ben precisi, inducendo il trasportato a fare legittimo affidamento sull'arrivo entro una data ed ora ben precisa, in base alla quale programmare i propri impegni;

  • · un ritardo di dieci ore non può in alcun modo considerarsi fisiologico e tollerabile, e determina la nascita di aspettative risarcitorie.

Quanto a queste ultime, il GdP ritiene provato tanto il danno patrimoniale (sub specie di spese di pernottamento e di trasporto da Roma alla Puglia, vista la perdita della coincidenza con un altro volo), quanto quello non patrimoniale.

La sentenza del Giudice salentino è indubbiamente severa.

La materia dei ritardi aerei, negli ultimi vent'anni, è stata significativamente regolamentata da due importanti normative: a livello comunitario, dal Regolamento CEE 261/04, che ha dettato una importante e dettagliata disciplina in tema di ritardi aerei (prevedendo che “In caso di ritardo, il vettore è responsabile per il danno a meno che non abbia preso tutte le misure possibili per evitarlo o che fosse impossibile prendere tali misure. La responsabilità per il danno è limitata a 4150 DSP (equivalente approssimativo in moneta locale)”. A livello internazionale, dalla Convenzione di Montreal, ratificata in Italia con la legge n. 12/2004, che all'art. 19 prevede espressamente che “Il vettore è responsabile del danno derivante da ritardo nel trasporto aereo di passeggeri, bagagli o merci”, salva naturalmente la prova liberatoria.

Non è molto chiaro per quale motivo il giudicante non abbia ritenuto di applicare né il Regolamento né la Convenzione, cui non viene fatto il minimo riferimento. La causa viene interamente decisa sulla scorta della disciplina nazionale, ma su tale scelta pare lecita qualche riserva. A cominciare dall'individuazione del giudice competente.

L'articolo 33 della Convenzione di Montreal, infatti, statuisce che L'azione per il risarcimento del danno è promossa, a scelta dell'attore, nel territorio di uno degli Stati Parti, o davanti al tribunale del domicilio del vettore o della sede principale della sua attività... o davanti al tribunale del luogo di destinazione”.

Fori alternativi, ma, in ogni caso, davanti ad un Tribunale. Tant'è vero che qualche altro GdP ha ritenuto di declinare la propria competenza in favore del Tribunale.

Però va ricordato che sul punto Cassazione (Cass. civ., ordinanza 26.05.2005 n. 11183) ha affermato che, in materia di giurisdizione sulle controversie relative al trasporto aereo internazionale (in tal caso si parlava della Convenzione di Varsavia) i trattati internazionali individuano la giurisdizione, ma non la competenza interna, richiamando i fori alternativi solo come criteri di collegamento e non come criteri di competenza, che rimane soggetta al regime interno dello Stato in cui l'attore decide di intraprendere il giudizio.

Il campo d'applicazione della Convenzione di Montreal si estende “ad ogni trasporto internazionale di persone, bagagli o merci, effettuato con aeromobile a titolo oneroso. Essa si applica altresì ai trasporti con aeromobile effettuati a titolo gratuito da un'impresa di trasporto aereo”. Mentre il complementare Regolamento CE estende le regole della Convenzione a tutti i voli “in partenza da un aeroporto situato nel territorio di uno Stato membro soggetto alle disposizioni del trattato”, o anche “in partenza da un aeroporto situato in un paese terzo a destinazione di un aeroporto situato nel territorio di uno Stato membro soggetto alle disposizioni del trattato”.

Dal momento che si tratta di normativa speciale e sopranazionale, specificamente diretta a regolamentare proprio casi come quello oggetto del presente commento, risulta davvero poco chiaro come mai il GdP non abbia applicato la normativa indicata.

All'atto pratico, l'applicazione della normativa internazionale o di quella interna non comporta sensibili differenze di disciplina. Il GdP di Lecce richiama il contratto di trasporto, e quindi l'art. 1681 c.c., che a sua volta, richiamando l'art. 1218 c.c., stabilisce che il vettore che non esegua esattamente la prestazione è tenuto al risarcimento del danno se non prova che l'adempimento o ritardo è derivato da impossibilità sopravvenuta, ovvero da causa a lui non imputabile. Ed è, nel complesso, una previsione analoga a quella contenuta nella norma comunitaria e nella convenzione internazionale.

Quello che invece cambia, ed in maniera sostanziale, applicando l'una o l'altra norma, è la liquidazione del danno. Infatti, sia il Regolamento CE che la Convenzione di Montreal prevedono espressamente un risarcimento forfettizzato, sebbene il Regolamento preveda altresì all'art. 12 il diritto al risarcimento di un danno ulteriore, ricollegabile ai principi della responsabilità contrattuale lasciando “impregiudicati i diritti del passeggero ad un risarcimento supplementare”.

Se, dunque, è fatta salva la risarcibilità di un danno ulteriore sotto di tipo patrimoniale, purchè sia allegato e provato (e che solitamente consiste nelle spese sostenute dal passeggero per arrivare a destinazione), non sembra esservi spazio per danni di altro genere, ed in particolare per il danno non patrimoniale. Come affermato dalla giurisprudenza di merito, infatti, “Nel contratto di trasporto, la compensazione pecuniaria forfettaria di cui all'art. 7 del Reg. CE dell'11.02.2004, n. 261, deve ritenersi pienamente satisfattiva, in assenza di specifica prova del maggior danno, di ogni disagio normalmente riconducibile ad un ritardo o ad una cancellazione del volo originario”.

La sentenza in commento, dopo aver richiamato le c.d. sentenze di S. Martino del 2008 della Corte di Cassazione, secondo cui il danno non patrimoniale è danno conseguenza, deve avere caratteri di serietà e deve essere allegato e provato, non se la sente di respingere la relativa domanda. Il GdP riconosce che un ritardo aereo non lede alcun diritto costituzionalmente garantito, né tanto meno integra un reato; ma, al contempo, afferma che la Cassazione avrebbe lasciato in capo ai danneggiati un “vuoto di tutela” che necessita di adeguati “correttivi”. In forza di ciò, ex art. 1226 c.c., il Giudice liquida una certa somma in favore degli attori a titolo di danno morale.

Non è dato sapere in che modo tale danno sia stato allegato, né tanto meno come sia stato provato. Merita ammirazione l'abilità del Legale (antistatario) degli attori; un po' meno la sentenza, che sul punto non offre una motivazione chiara e liquida un “danno da disagio” dai caratteri molto vaghi, persino più labili del danno esistenziale, dato che non vengono nemmeno allegati pregiudizi inerenti le attività realizzatrici della persona.

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